Niscemi: proteste dopo i telefoni vietati, l’opinione dei professori. «Serve senso di responsabilità»
di Alberto Drago
Fermenti e proteste dopo l’applicazione, all’istituto d’istruzione superiore «Leonardo da Vinci», della circolare del ministero dell’Istruzione e del Merito che vieta i dispositivi mobili nelle scuole superiori, ma anche da restrizioni riguardanti le uscite, l’accesso ai servizi igienici e il divieto di farsi consegnare cibo, libri o chiavi dai genitori all’esterno della struttura. Dopo l’applicazione delle nuove regole da parte della dirigente, Viviana Morello, e le proteste dei ragazzi, si registra l’intervento dei docenti, i quali hanno diffuso una nota.
«In merito al dibattito – scrivono – in essere nelle community online e sulla stampa sulla protesta degli studenti del nostro istituto esprimiamo amarezza per le parole utilizzate, non perché pensiamo che gli studenti non abbiano il diritto di protestare o di esprimere il proprio dissenso, diritto che appartiene alla scuola e alla democrazia, ma per le espressioni come “sequestro di persona” ed “ambiente ostile” associate alla nostra scuola. Non riconosciamo in queste parole la scuola nella quale lavoriamo ogni giorno e cerchiamo di accompagnare i nostri studenti».
«Conosciamo una dirigente scolastica – continuano gli insegnanti – con la quale il dialogo è sempre stato possibile, una porta aperta agli studenti, alle famiglie e ai docenti. Conosciamo una scuola che ascolta, discute, propone e, quando necessario, corregge. Conosciamo una scuola che cerca di educare gli studenti non soltanto alla libertà, ma anche alla responsabilità. Le regole sui telefoni, sulle consegne dall’esterno e sull’organizzazione degli ingressi nascono dalla necessità di garantire il normale svolgimento delle attività e di insegnare agli studenti una cosa semplice ma fondamentale: una regola non è una privazione di un diritto; una regola è proprio ciò che permette a tutti di esercitare i propri diritti nel rispetto degli altri».
«E c’è un altro aspetto – si interroga il corpo docente – su cui riflettere. Quando una protesta studentesca viene ripresa, rilanciata e accompagnata da messaggi di incoraggiamento provenienti dal mondo degli adulti, dovremmo tutti chiederci quale sia il confine tra dare voce agli studenti e parlare attraverso la loro voce. I nostri studenti hanno il diritto di non diventare, consapevolmente o inconsapevolmente, strumenti di contrapposizioni. La nostra scuola è fatta di regole, sì, ma è fatta anche di ascolto, dialogo, relazioni, progetti, porte aperte e persone che ogni giorno lavorano per aiutare i nostri ragazzi a crescere. E questa realtà, prima di essere raccontata, merita di essere conosciuta».













