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COPPIA | Lei polacca

Gela: bambino conteso, madre sotto processo. Assolta dai giudici d’Appello


di Redazione

Gela: bambino conteso, madre sotto processo. Assolta dai giudici d’Appello
cronaca
9 Dic 2025

Una vicenda familiare intricata, culminata in un contenzioso giudiziario per sottrazione di minore, ha trovato una svolta decisiva nelle aule della Corte d’Appello di Catania. Il caso riguarda Davide, un bambino di sei anni, sottratto in prima battuta alla custodia del padre dalla compagna e madre. Lui gelese, lei polacca. La coppia viveva nel Ragusano. Il nome del bambino, ovviamente, è di fantasia al fine di tutelarne la privacy. Una unione di fatto che sembrava scorrere senza particolari intoppi. La coppia infatti viveva la propria quotidianità fino a quando la donna, ha deciso di fare rientro in patria portando con sé il figlioletto. Qualcosa, tuttavia, si è irrimediabilmente incrinato durante la permanenza all’estero: complici forse incomprensioni pregresse e problemi di salute che avrebbero impedito un rientro tempestivo in Italia, la donna ha deciso di trattenere il bambino in Polonia.
Il padre, di fronte alla mancata restituzione del figlio, ha sporto denuncia, avviando un procedimento penale che ha portato a una condanna in primo grado. Il Tribunale di Ragusa aveva inflitto alla donna due anni di reclusione e il pagamento di un ingente indennizzo a favore dell’ex compagno, parte civile nel processo. Una pena che, al suo eventuale rientro in Italia, avrebbe comportato il rischio concreto di detenzione o di un onere finanziario insostenibile.
Nei giorni scorsi si è celebrato il processo di secondo grado davanti alla Corte d’Appello di Catania, competente per territorio. A difendere la donna, l’avvocato Salvo Macrì del foro di Gela, il quale è riuscito a ottenere un completo ribaltamento della prospettiva giudiziaria. La linea difensiva, accolta dai giudici d’Appello, ha smontato l’accusa di sottrazione illecita.
Il penalista gelese ha infatti dimostrato che la partenza della madre e del figlio per la Polonia era stata inizialmente autorizzata dal compagno. La mancata riconsegna non sarebbe stata dunque frutto di una premeditata volontà di sottrarre il bambino al padre, quanto piuttosto la conseguenza di circostanze ostative, inclusi problemi di salute della donna e l’aggravarsi delle incomprensioni coniugali. La Corte d’Appello ha pertanto emesso una sentenza di assoluzione piena, riconoscendo la non colpevolezza dell’imputata.
«È una sentenza importante perché chiude una questione familiare dolorosa e, soprattutto, dimostra che spesso, forse troppo spesso, si ricorre all’autorità giudiziaria per contenziosi che potrebbero e dovrebbero essere risolti attraverso il dialogo e una maggiore comprensione reciproca», ha commentato a margine della sentenza l’avvocato Salvo Macrì.


Redazione
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