logo TODAY 24 Gela

Frana di Niscemi: 13 indagati, tra loro il presidente Schifani e gli ex Lombardo, Crocetta e Musumeci. Bonelli: «Il ministro deve dimettersi»


di Redazione

cronaca
15 Apr 2026

Non sono stati fango e detriti a travolgere Niscemi, ma decenni di silenzi amministrativi e occasioni perdute. La svolta nelle indagini sulla frana che il 25 gennaio scorso ha squarciato il cuore della città è arrivata con la forza di un atto d’accusa che punta direttamente ai palazzi del potere. Il procuratore di Gela, Salvatore Vella, e i pm del pool frana hanno iscritto i nomi di 13 persone sul registro degli indagati: una mappa delle responsabilità che getta ombre trasversali sulla storia politica recente della Sicilia.
I capi d’accusa ipotizzati, contestati a vario titolo, sono confermati: disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Il dramma di quella domenica di gennaio, che ha costretto 1500 persone a fuggire dalle loro case mentre decine di immobili restavano sospesi sull’abisso, non viene più letto come una tragica fatalità, ma come l’epilogo annunciato di una lunga catena di omissioni. Al centro dell’inchiesta figurano infatti gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e l’attuale governatore Renato Schifani. Per i magistrati, il loro ruolo di commissari delegati per il contrasto al dissesto idrogeologico li poneva in una posizione di garanzia che sarebbe stata disattesa, ignorando le prescrizioni che imponevano la messa in sicurezza del versante.
L’indagine si dipana lungo un filo rosso di inadempienze che parte da lontano. Già nel 1997 erano stati pianificati interventi di mitigazione per 12 milioni di euro, fondi rimasti incredibilmente bloccati delle casse regionali per oltre vent’anni. Nel 2010, il contratto con l’Associazione Temporanea di Imprese (Ati) che avrebbe dovuto blindare la collina fu risolto per inadempimento. Da allora, il nulla. Insieme ai governatori, la procura ha dunque chiamato a rispondere i vertici della Protezione Civile regionale succedutisi negli anni, Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e Salvo Cocina, oltre ai direttori generali regionali Vincenzo Falgares e Salvo Lizio. Il registro degli indagati include inoltre figure tecniche e dirigenziali quali Maurizio Croce, Sergio Tuminello, Giacomo Gargano e il responsabile dell’Ati incaricata all’epoca dei fatti.

«Persone – tiene a rimarcare il pm Vella – per i quali vige la presunzione d’innocenza».

«Finora – continua il procuratore – abbiamo svolto un importante lavoro di squadra con la polizia e i consulenti. Lavoro che ci ha consentito di aver una visione molto più ampia di un fenomeno complesso che è ancora attivo. L’analisi dei documenti e delle sommarie informazioni fatta con l’aiuto degli esperti è stata utilissima». Tra il 1997, anno della prima frana, e il 2009, quando della vicenda si è occupata l’ex prefetto Isabella Giannola, si sono succedute diverse ordinanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Solo nel 2009 però, si riuscì a mettere a terra il primo progetto, con gara e contratto di appalto stipulato con un’associazione d’imprese (ati) formata da Comer Costruzioni Meridionali spa ed Edil Ter Costruzioni srl. Nel 2010 il contratto si risolse per gravi ritardi delle imprese e nel 2013 per un contratto terminato si tentò una transazione anomala. «Poi – dice Vella – fino al 2016 non si è fatto nulla se non confermare la risoluzione, cosa del tutto anomala visto che la risoluzione era avvenuta anni prima». E l’inerzia si è protratta fino al gennaio scorso, momento dell’irreparabile: una nuova frana.

Alla notizia dell’iscrizione sul registro degli indagati di Nello Musumeci, ministro in carica con delega al Mare e alla Protezione civile, il deputato di Avs, Angelo Bonelli, chiedendole immediate dimissioni.

«Lasci l’incarico – afferma Bonelli – non in quanto indagato ma per incapacità». Dall’indagine emerge «un atto di accusa alla politica – prosegue – che, in questi decenni, ha dimenticato le vere priorità del Paese» come anche «una grave incapacità da parte di chi ha governato, non investendo nella difesa dal rischio idrogeologico e affidando il destino delle persone alla sorte, come in una roulette russa, quanto i pericoli erano noti anni. E, nonostante questo, non si è fatto nulla. A partire da chi ha avuto responsabilità dirette, come l’attuale ministro Musumeci, che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza. Giorgia Meloni lo ha voluto alla Protezione civile: un ministro che, da presidente di Regione, ha approvato il condono edilizio e non è stato in grado di utilizzare i fondi del Pnrr per mettere in sicurezza Niscemi».
Chiede anche le dimissioni di Schifani la capogruppo M5s alla Camera, Daniela Morfino.

«Musumeci e Schifani – dice la parlamentare pentastellata – si dimettano per rispetto di un territorio fragile, di una comunità che chiede ascolto, di chi vive ogni giorno con la paura che la terra, sotto i piedi, possa cedere ancora».

Intanto, lontano dal dibattito politico, il pool frana continua le indagini e non esclude ulteriori sviluppi. L’architettura investigativa si articola in tre fasi. Se la prima colpisce l’immobilismo sulle opere mai nate, la seconda punta il dito sulla mancata regimentazione delle acque bianche e nere, considerata la miccia che ha innescato il fronte di frana. Infine, il terzo filone solleva interrogativi inquietanti sulla gestione della «zona rossa». In questo caso gli accertamenti mirano a chiarire perché siano stati omessi gli sgomberi e, paradossalmente, siano state autorizzate nuove costruzioni laddove la terra aveva già dato segno di voler cedere.
Mentre la comunità di Niscemi soffre ancora per le proprie ferite, l’inchiesta annuncia nuovi sviluppi. Il lavoro dei magistrati promette di scavare ancora più a fondo. Perché il disastro di Niscemi non rimanga solo una cicatrice nel paesaggio, ma diventi il monito di una giustizia che non accetta più di vedere una terra lasciata colpevolmente fragile.


Redazione
Today 24 è un giornale on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.