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AGRICOLTURA | Protesta

Niscemi: batosta sul grano, ricavi ridotti del 40 per cento. «Ci faranno gettare la spugna»


di Alberto Drago

Niscemi: batosta sul grano, ricavi ridotti del 40 per cento. «Ci faranno gettare la spugna»
attualità
13 Giu 2026

È già in corso di conclusione nella piana di Gela con l’impiego delle gigantesche mietitrebbie, la mietitura delle spighe di grano duro che i produttori hanno coltivato nei loro terreni con spese e sacrifici non indifferenti. E già la notizia che i mercati acquistano il grano dai produttori al prezzo che varia da 19 a 20 centesimi il chilo, sta creando grande rammarico e delusione fra i produttori, per il fatto di non riuscire all’atto della vendita del grano duro a recuperare neanche le spese vive di coltivazione. La resa della produzione di grano è già stata deludente, circa 25 quintali ad ettaro, corrispondente al 40% in meno rispetto alla media produttiva degli anni passati.
Una doppia beffa, dannosa per i coltivatori di grano, i quali raccontano che per potere almeno recuperare le spese di coltivazione che hanno sostenuto dalla semina alla raccolta del grano, dovrebbero poterlo vendere nei mercati ad un prezzo minimo variabile dai 35 ai 40 centesimi il chilo.

«Ci stanno portando – afferma Salvatore Amato, agronomo e produttore, il quale non nasconde la propria amarezza – sin dalla prossima annata agraria ad abbandonare i nostri campi ed a rinunciare al nostro lavoro. È impossibile reggere un ribasso così eccessivo del prezzo di mercato del grano perché oltre all’impossibilità di recuperare le spese vive, causa l’indebitamento e fino al punto di non sapere più come spuntarla. Ciò, nonostante i nostri grani sono genuini e coltivati con prodotti naturali, mentre quelli importati, sono di qualità scadente e trattati pure con pesticidi. Questa concorrenza sleale non è sostenibile per cui rinunceremo a coltivare i grani e ci vedremo costretti ad abbandonare le nostre terre. Sarebbe opportuno che il Governo regionale, università ed Enti di ricerca trovassero come soluzione coltivazioni alternative, quali le piante per la produzione di oli da destinare alla vicina raffineria di Gela per produrre biodiesel. Ciò con contratti di coltivazione stipulati fra i produttori e lo stabilimento Eni di Gela. Solo in questo modo – conclude – si può evitare l’abbandono delle terre nella piana di Gela».
Nell’era della globalizzazione e del libero mercato dove si verificano sempre più spesso speculazioni selvagge sul prezzo dei prodotti agroalimentari, continuano purtroppo a verificarsi gravi ripercussioni economiche a danno dei produttori e sui bilanci delle aziende agricole.


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.