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Niscemi, la faida tra Cosa Nostra e Stidda di Gela nel romanzo «Mafiaville» di Gabriele Cantella


di Alberto Drago

Niscemi, la faida tra Cosa Nostra e Stidda di Gela nel romanzo «Mafiaville» di Gabriele Cantella
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28 Ago 2026

Si intitola «Mafiaville» il nuovo noir di Gabriele Cantella, pubblicato da iDobloni Edizioni nella collana Enigmi, opera presentata nei giorni scorsi nell’auditorium del Museo civico con il patrocinio del Comune. Nell’incontro moderato dalla pedagogista Maria Cristina Disca, preceduto dai saluti del sindaco Massimiliano Conti, del presidente del Consiglio comunale Angelo Chessari, dell’assessore Marianna Avila e di Enzo Liardo, direttore del Museo civico, è intervenuto Gaetano Vicari che ha dialogato con l’autore. Un viaggio nella Gela degli anni ’80, che racconta le dinamiche della cruenta guerra di mafia tra “Cosa Nostra” e la “Stidda”.
I protagonisti del romanzo, che ha come sfondo una comunità fortemente segnata dalla violenza, sono personaggi spietati che l’autore racconta e che hanno reso al tempo Gela una “scacchiera di sangue” con le strade ridotte a caselle, i quartieri proprietà da conquistare e gli uomini pedine da sacrificare.
Una stagione di regolamenti di conti che dal 1987 al 1990 lasciò sul territorio un pesantissimo bilancio di vittime.
L’autore racconta vicende nei quali personaggi di fantasia come “Tano u trunzu”, sicario ambizioso e determinato, e “Turi u mulu”, figlio del capo della Stidda, deciso a conquistare la città, sono in qualche modo modellati ai protagonisti che hanno alimentato quel sistema criminale e la sanguinosa faida.


Nel testo prevalgono la miseria umana, la paura, l’ambizione e il vuoto che si nascondono dietro il fascino apparente del potere mafioso, e in un capitolo è pure raccontata la Strage di via Turati di Niscemi in cui il 27 agosto del 1987, vennero colpiti mortalmente mentre giocavano per strada dai proiettili vaganti esplosi dalle armi di due clan malavitosi rivali, Giuseppe Cutruneo, 8 anni e Rosario Montalto, 11 anni.
Una storia dolorosa in cui nel romanzo non ci sono buoni ma soltanto cattivi e che l’autore mette a nudo per recuperarne la memoria e per la costruzione di un futuro migliore.


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.