logo TODAY 24 Gela
MUSEUM | Titolare

Niscemi: «Le nostre attività abbandonate dallo Stato», il dramma economico post frana


di Alberto Drago

Niscemi: «Le nostre attività abbandonate dallo Stato», il dramma economico post frana
attualità
3 Set 2026

La frana del 25 gennaio scorso, ha fermato le attività commerciali ricadenti entro i 50 metri, la cosiddetta zona nera e quelle dai 50 metri in poi dalla linea dei dirupi collinari che si sono formati vicino all’abitato, la zona rossa. Ma non certo le spese: quelle relative a mutui, contributi Inps e utenze degli stessi esercizi danneggiati. Costi che i commercianti continuano a pagare senza che abbiano ancora ottenuto risarcimenti per gli incassi persi e per la mancanza di lavoro. È questo uno dei drammi meno visibili vissuti dagli imprenditori e dai commercianti colpiti dall’evento franoso che nel gennaio scorso ha sconvolto la città. Così, mentre si susseguono annunci, provvedimenti e stanziamenti per sostenere la ripartenza, per molte attività economiche il problema quotidiano resta quello della liquidità. Un paradosso con cui stanno facendo i conti diversi operatori economici.
Giuseppe Damiano Schembri, titolare in via IV Novembre del «Museum», locale sito proprio accanto all’ingresso del Belvedere di Niscemi, ha dovuto chiudere i battenti da quel 26 gennaio.

«Rompo un silenzio – dice – ormai intollerabile che dura da 7 mesi. Esiste un aspetto della frana di cui nessuno parla: il nostro. Pur con le entrate azzerate, siamo stati lasciati senza alcuna forma di indennizzo o misura di sostegno al reddito. Va detto, a evitare strumentalizzazioni a proposito del contributo erogato dalla Regione a ogni attività ammontante a 19 mila euro netti, che si tratta di fondi che hanno un vincolo di destinazione d’uso esclusivo per la riapertura delle attività e che pertanto non possono essere utilizzati per fare la spesa, o pagare le bollette. Chi ha la saracinesca abbassata e non ha le risorse per riaprire nell’immediato, non può prelevare somme da quel contributo per vivere o sostenere la famiglia. Invece chi ha perso l’abitazione ha giustamente avuto accesso al Contributo di autonoma sistemazione, mentre noi che dalle nostre attività traevamo sostegno per noi e per le nostre famiglie, siamo rimasti fuori da ogni ristoro o da ogni ordinanza».
«In questi 7 mesi – aggiunge – abbiamo tirato avanti prosciugando i risparmi di una vita, ma la cosa più grave non è solo l’assenza di risorse, ma l’assoluta assenza di certezze. Le autorità ci forniscono risposte evasive a ogni nostra richiesta di chiarimento, eppure quando c’erano le tasse da riscuotere, la burocrazia statale non ha conosciuto ritardi, pretendendo la puntualità. Garantire i passaggi minimi burocratici dovrebbe essere il dovere elementare di uno Stato nei confronti dei cittadini danneggiati da una catastrofe e contribuenti onesti. Fa male pertanto sentire notizie di un’emergenza gestita alla perfezione, mentre la nostra categoria, viene lasciata nel dimenticatoio.
Chiediamo che le stesse Autorità politiche che sono venute a Niscemi nei giorni della frana, tornino per darci risposte definitive e trasparenti».
«Il prestito al quale possiamo attingere – sottolinea Schembri – che prevede il 40 per cento a fondo perduto e il 60 da restituire, non farebbe altro che farci indebitare ancora di più di quanto lo siamo».
Da una parte quindi attività che non producono più gli stessi ricavi, dall’altra costi che non si sono fermati.
C’è anche da dire che il contributo destinato alla ripartenza non coincide con il risarcimento integrale del danno subito e, soprattutto, non cancella automaticamente i costi maturati durante i mesi di difficoltà.
Per chi ha un’attività commerciale, ogni giorno di chiusura o di riduzione degli incassi può trasformarsi in un danno economico difficile da recuperare.
Gli imprenditori chiedono soprattutto di poter tornare a lavorare e, nel frattempo, di non essere lasciati soli davanti a costi che continuano a maturare.
La richiesta è quindi quella di accompagnare i ristori con misure capaci di alleggerire realmente il peso finanziario dell’emergenza: sospensione o rimodulazione delle rate dei mutui, agevolazioni sulle utenze, moratorie sui versamenti e contributi previdenziali, sostegni per i costi fissi e procedure rapide per il riconoscimento dei danni.
Perché un’impresa può anche ricevere un contributo per ripartire, ma se nel frattempo è costretta a consumare tutte le proprie risorse per pagare le spese correnti, il rischio è arrivare senza più la forza economica per riaprire.
La frana, insomma, ha lasciato ferite che non sono soltanto visibili sui muri e sulle strade.
Ci sono ferite nei bilanci delle imprese, nei conti correnti delle famiglie e nella capacità di continuare a tenere aperta un’attività. Ed è su queste ferite che adesso gli imprenditori chiedono risposte concrete, rapide e proporzionate ai danni subiti.


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.