Niscemi, rinviata al 20 settembre l’assemblea No Muos per dire no a guerre e corsa al riarmo
di Alberto Drago
I temi della corsa al riarmo, dell’aumento della spesa militare, della progressiva militarizzazione della Sicilia, del ruolo dell’Italia nel sistema militare statunitense e della Nato, le conseguenze economiche e sociali delle politiche di guerra e il diritto di organizzarsi e manifestare il proprio dissenso saranno trattati domenica 20 settembre 2026, con inizio alle ore 16, nella sala della Biblioteca comunale “Mario Gori”, in una pubblica assemblea intitolata “La guerra è già qui”. L’incontro, inizialmente previsto per domenica prossima, è stato posticipato di una settimana.
La decisione è stata presa dopo che era stato proposto agli organizzatori di spostare l’assemblea in una sede periferica, in considerazione della contemporanea presenza a Niscemi del cardinale Matteo Zuppi, impegnato in un’iniziativa a poca distanza dalla Biblioteca.
«Abbiamo scelto – spiegano – di non spostare la sede, ma semplicemente la data, ribadendo che non vi è alcuna contrapposizione tra il movimento No Muos e il mondo cattolico».
A promuovere l’incontro è il Movimento No Muos poiché, come si legge in una nota dello stesso collettivo,
Centrale, nell’idea dei promotori, la necessità di dire no alla guerra e di lavorare per la pacificazione tra i popoli.
«Si pensa alle guerre – spiegano – come conflitti lontani, quando tali distanze si riducono sempre più. L’Italia non è estranea a questo processo, poiché partecipa attivamente alle politiche di riarmo, aumenta le risorse destinate alla spesa militare, mette a disposizione territori e infrastrutture per le attività belliche e mantiene una stretta integrazione con il dispositivo militare statunitense e Nato. Una parte dell’industria italiana è inoltre direttamente coinvolta nella produzione e nello sviluppo di sistemi e tecnologie per la difesa e per la guerra. La guerra, quindi, non è più soltanto ciò che vediamo sugli schermi o qualcosa che riguarda altri Paesi: è parte sempre più concreta delle nostre vite, dei territori in cui abitiamo e delle scelte che vengono compiute in nostro nome. La vediamo anche nelle conseguenze economiche che ricadono sulle persone. L’andamento dei prezzi dei carburanti, ad esempio, dipende da molti fattori, ma le tensioni internazionali e i conflitti incidono sui mercati dell’energia e sui costi che, alla fine, vengono scaricati sulla vita quotidiana di lavoratrici, lavoratori e famiglie. Il prezzo della guerra non viene pagato soltanto da chi vive sotto le bombe: viene distribuito, in forme diverse, anche nei territori che continuano a definirsi in pace».
«In Sicilia – argomentano – tutto questo assume un significato ancora più concreto. Da anni, con il Muos, vediamo cosa significa la trasformazione del nostro territorio in una piattaforma strategica per le operazioni militari. La Sicilia è sempre più inserita in un sistema di basi, infrastrutture e apparati che ne rafforzano la funzione strategica nel Mediterraneo, subordinando spazi e territori a logiche militari che non rispondono ai bisogni di chi vive qui. Mentre la guerra si avvicina, mentre cresce la militarizzazione e mentre sempre più risorse vengono destinate agli armamenti e alla preparazione dei conflitti, continuano a rimanere irrisolti i problemi che riguardano la vita quotidiana delle comunità: il dissesto del territorio, i servizi pubblici, la sanità, i trasporti, il lavoro, lo spopolamento. E persino le conseguenze della frana di Niscemi rischiano di passare in secondo piano rispetto alle ‘necessità’ belliche».
«A fronte di tutto questo – spiegano i No Muos – il governo italiano continua a sostenere le politiche di riarmo e a rafforzare il proprio ruolo all’interno del sistema militare euro-atlantico, mentre una parte crescente delle risorse pubbliche viene indirizzata verso la spesa militare e l’industria bellica. Le conseguenze di queste scelte ricadono sui territori e sulla vita delle persone, mentre chi le contesta viene sempre più spesso considerato un problema di ordine pubblico».
In questi giorni è stata inoltre annunciata l’emissione di altri fogli di via nei confronti di alcuni attivisti.
«Come movimento No Muos – concludono gli organizzatori – condanniamo questi strumenti e ogni tentativo di colpire preventivamente il dissenso, limitando la possibilità delle persone di organizzarsi e manifestare».













