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Niscemi: il bosco prova a rinascere, ma viene soffocato da amianto e rifiuti agricoli


di Alberto Drago

Niscemi: il bosco prova a rinascere, ma viene soffocato da amianto e rifiuti agricoli
attualità
11 Set 2026

Continuano a «fiorire» discariche di amianto costituite da vecchie vasche dell’acqua in cemento-amianto, eternit e rifiuti agricoli nella Sughereta. Tutto questo mentre la natura prova a risorgere dalle ceneri del devastante incendio del 24 e 25 luglio dell’anno scorso che ha quasi completamente distrutto questo importante polmone verde. Discariche abusive che purtroppo diventano sempre più parte del paesaggio boschivo che si sta gradualmente rigenerando. In alcune aree rurali del territorio come le contrade Benefizio, Costa Fredda e boschive della Stizza, di Ulmo ed Arcia, persone prive di valori ambientali e senso civico continuano a scaricare rifiuti di amianto, di materiali edili, lastre di eternit e altri scarti di natura agricola (cumuli di piante estirpate dalle serre e rotoli di plastica). Una “fioritura” amara quella delle discariche abusive, che da anni deturpa le campagne e le zone naturalistiche del territorio. Una presenza che non rappresenta soltanto un problema estetico, ma una ferita ambientale e un potenziale rischio per la salute.

Il fenomeno che non è nuovo, viene segnalato da tantissimi cittadini che hanno a cuore il risorgimento della Riserva naturale “La Sughereta” e la salvaguardia del territorio.
Già in passato erano state segnalate discariche abusive lungo le strade che conducono nelle campagne e nei boschi di Niscemi.
Un problema che non sembra essere quello di episodi isolati, ma di una pratica che rischia di trasformare alcune aree periferiche, rurali e boschive in vere e proprie discariche a cielo aperto.
E il bosco, che dovrebbe essere un patrimonio da proteggere e valorizzare, specialmente dopo essere stato incenerito, finisce per diventare il luogo ideale per chi vuole liberarsi illegalmente dei propri rifiuti lontano dagli occhi, dietro una scarpata, tra la vegetazione o lungo una strada secondaria.
L’amianto poi rende la situazione ancora più delicata.
Le vecchie lastre in cemento-amianto, soprattutto quando sono deteriorate, spezzate o manipolate, non possono essere trattate come normali rifiuti.
La loro presenza richiede interventi qualificati di messa in sicurezza, rimozione e smaltimento.
La domanda è inevitabile: quante altre “fioriture” di eternit si nascondono nei boschi e nelle campagne di Niscemi?
Sarebbero necessari un monitoraggio sistematico del territorio, una mappatura dei siti maggiormente interessati dagli abbandoni, controlli più frequenti e soprattutto interventi di bonifica.
Non basta rimuovere i rifiuti quando ormai sono diventati una montagna: occorre impedire che, pochi giorni dopo, nello stesso luogo ricresca un’altra discarica.
Niscemi possiede un patrimonio naturalistico che merita ben altro destino.
La presenza di rifiuti e amianto abbandonati trasforma invece il paesaggio in una denuncia silenziosa.
Tra gli alberi e la vegetazione non dovrebbero “fiorire” lastre di eternit, ma soltanto le aree boschive.


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.