Riesi, segretario generale querela consiglieri. Gip archivia: «Legittimo esercizio di critica»
di Redazione
Archiviato il procedimento penale a carico di cinque consiglieri di Riesi accusati di diffamazione per atti commessi nell’esercizio del loro mandato politico. Il gip di Caltanissetta, David Salvucci, ha chiuso il caso giudiziario avviato dopo una querela, presentata dal segretario generale del Comune, Teresa Burgio, nei confronti di Rosy Pilato, leader della lista Riesi Attiva e candidata sindaco alle ultime amministrative, Alice Chiantia, Franco La Cagnina, Vincenzo
Scibetta e Gianfranco Capizzi. Un rigetto definitivo, avendo il gip rigettato l’opposizione presentata dalla parte ricorrente.
La vicenda risale all’aprile dello scorso anno e nasce durante le attività dell’aula consiliare. L’aula approva il Programma Triennale delle Opera Pubbliche con 8 voti favorevoli e 8 astenuti su 16 presenti: l’atto veniva dichiarato approvato in virtù di un’interpretazione dell’articolo 65 del regolamento consiliare. Secondo il segretario generale i consiglieri astenuti sono da ritenersi esclusi ai fini del calcolo dei votanti. L’opposizione contesta la legittimità della procedura, ritenendo necessaria la maggioranza assoluta dei presenti. A fronte di successivi passaggi d’aula, tra cui una delibera di interpretazione autentica del regolamento e la lettura di una nota critica in Consiglio il 29 luglio 2025, i cinque consiglieri inviavano un esposto ispettivo al ministero dell’Interno, al Prefetto e all’assessore regionale delle Autonomie locali.
A seguito dell’avvio dell’istruttoria regionale, il 22 ottobre 2025 il segretario generale decide di sporgere
querela per diffamazione aggravata nei confronti dei cinque consiglieri. Nonostante la Procura richiede l’archiviazione del fascicolo, ritenendo le condotte dei consiglieri un legittimo esercizio del diritto di critica, il segretario si oppone chiedendo l’imputazione coatta o nuove indagini, ipotizzando anche il reato di oltraggio
a pubblico ufficiale, chiedendo a sostegno la testimonianza del sindaco Salvatore Sardella e del presidente del consiglio comunale, Dario La Rosa.
Con il provvedimento dello scorso 2 settembre, il Gip ha definitivamente chiuso il caso,
accogliendo le tesi della difesa, avallata dai pm.
«Tre gli elementi fondanti – affermano in una nota i cinque consiglieri – sostenuti dagli avvocati Giacomo
Ventura, Renata Accardi e Rossana Scibetta. Assenza di diffamazione poiché la nota critica depositata nel luglio 2025 era stata letta in aula in presenza del segretario generale, garantendo un immediato contraddittorio alla pari. Pieno diritto di critica: le espressioni contenute nell’esposto del settembre 2025 inviato agli organi superiori rientrano nel legittimo esercizio del diritto di critica politica e istituzionale, mantenuto nei limiti della continenza espressiva. Esclusione dell’oltraggio in quanto le critiche dei consiglieri si riferivano a condotte e interpretazioni passate e non al compimento contestuale dell’atto d’ufficio».
«Il provvedimento – dicono i consiglieri – chiarisce in modo inequivocabile che l’attività di controllo, la
verifica della regolarità degli atti e la critica politica svolte dai consiglieri comunali non
costituiscono reato, ma rappresentano l’esercizio ordinario del mandato rappresentativo».
I consiglieri evidenziano inoltre «la gravità istituzionale di un quadro in cui l’opposizione ha
continuato a svolgere la propria attività d’aula per diversi mesi nell’inconsapevolezza di una
querela pendente promossa dalla principale figura di garanzia burocratica del comune».













