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Allontanati dal male e fa’ il bene


di Emanuele Artale

Allontanati dal male e fa’ il bene
opinioni
10 Apr 2020

Queste parole di carattere parenetico possono sembrare dette a noi da qualcuno che vuole invitarci a seguire un certo tipo di cammino verso una vita più compiuta, oppure, possono essere proferite da qualche persona a noi familiare che conosce la nostra storia e vuole invogliarci a un’esistenza sana esortandoci a mettere da parte ciò che è rischioso e pericoloso. In effetti, sono parole dette da quel “Qualcuno” che vuole il nostro bene e che non ci farebbe mai del male: è il Signore che si rivolge a noi attraverso le parole del Salmo 37.

Egli ci invita a fare un salto, un cambiamento…Il Signore ci esorta a spostare il nostro asse verso quella méta dove Lui stesso è il Bene verso cui tendere. Per poter fare ciò è essenziale accogliere questa frase: “Allontanati dal male e fa’ il bene”. Bisognerebbe, quindi, riflettere in modo serio su ciò che non va nella nostra esistenza e avere il coraggio di rettificare il male in azioni di bene: ritornare in sé stessi, abbracciare il proprio cammino così come si presenta e dare vita a una nuova realtà. E’ “conversione” la parola chiave di tutto ciò.

Certo è che non è facile compiere questo passaggio, questa pasqua: c’è chi non è capace di imparare dai propri errori e se pur intraprende un cammino di cambiamento torna alla vita di prima; chi resta fermo nell’autofustigazione tormentandosi del proprio male, infine, c’è chi una volta individuato lo sbaglio riflette e, con tutte le difficoltà del caso, si attiva ad intraprendere il sentiero del cambiamento sincero.

La Pasqua ci pone dinanzi al Signore che dalla morte è passato alla vita e dalla risurrezione di Cristo è scaturita la nostra salvezza, ed è proprio questo il vero significato della Pasqua: risorgere.

Dinanzi a questa effettività allora “ritornare in se stessi”, al proprio errore e rinascere da esso è un passaggio necessario per vivere bene la vita cristiana, inoltre, questo salto e la successiva danza ci permettono di rigenerare la nostra vita. Alla luce di tutto ciò si può affermare che sarà pasqua ogni volta che dal proprio egoismo ed egocentrismo si passa agli altri attraverso le azioni delle nostre opere buone.

Far interiorizzare quel “salto” e far compiere la pasqua è un compito arduo soprattutto per chi fa apostolato dentro un carcere: annunciare, con la propria esistenza, che oltre la strada dell’errore e del male c’è la via del bene è difficile da comprendere e da accettare da coloro che conoscono solo una tipologia di vita, ma la speranza in chi svolge questo servizio pastorale, non deve mancare mai e anche se spesso i feedback sono negativi e diversi ritornano sul “luogo del delitto” mantenere la rotta del costruire nuovi sentieri di bene è la sfida più difficile e anche più affascinante per vivere un ministero sacerdotale vivo e fecondo. Così come Dio è paziente di fronte alle nostre pochezze così un sacerdote deve saper attendere il ritorno alla casa paterna del “figliol prodigo” con il rischio che l’attesa sia vana. A volte, però, capita che la persona con le “piaghe” addosso, esortata e incoraggiata, compie il “salto” e inizia a risorgere dal suo tormento e dalla sua brutta esistenza ponendosi come segno di speranza per tutti.

In questa Pasqua auguro a tutti noi e a coloro che fanno l’esperienza della detenzione un cammino di speranza, sicuro e fiducioso che se lo vogliamo possiamo tutti compiere quel “salto” e danzare dalla morte alla vita vera.                           

Buona Pasqua a tutti.

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Emanuele Artale
Frate minore cappuccino dal 2004, sacerdote dal 2015. Ha compiuto la formazione religiosa come postulante nel convento di Ragusa, come novizio nel convento di Nicosia, postnovizio nel convento di Modica, studente di teologia presso la Facoltà teologica di Sicilia a Palermo. Dal dicembre 2015 espleta il suo servizio religioso nella casa circondariale di Gela, dove nel gennaio 2017 è stato nominato cappellano dal vescovo, Rosario Gisana