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OSPITE IN PARROCCHIA | Testimonianza di vita

Don Antonino, il prete antimafia Appello ai giovani di Gela e Butera Ribellatevi «sposando» la legalità


di Redazione

Don Antonino, il prete antimafia Appello ai giovani di Gela e Butera
20 Feb 2020

«La mafia è un veleno: a Gela esiste una pax mafiosa da anni. Cosa nostra e Stidda hanno messo a tacere le armi per gestire i loro affari, ma sono nemici della fede, perché i battezzati non possono stare con i clan». Il prete operaio, il prete scomodo, don Antonio Coluccia, dà testimonianza del suo percorso pastorale dal presbiterio della Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco di Butera, ospite del vicario, padre Aldo Contrafatto (nella foto grande in alto assieme a don Antonio Coluccia). E questa sera ha parlato all’interno di una chiesa piena fino all’inverosimile. Fedeli, religiosi, cittadini anche laici, presenti per la celebrazione delle Quarantore ma anche per ascoltare lui. Il prete antimafia. Tra i banchi anche magistrati, politici, pure il presidente dell’associazione antiracket, Renzo Caponetti. Tutti in chiesa, in silenzio, ad ascoltare don Antonio.

Originario di Specchia, Lecce, vive a Roma, dove esercita il proprio ministero all’interno di un bene confiscato alla mafia. Struttura nella quale accoglie giovani in difficoltà, tossicodipendenti, immigrati. Chi porta la croce, come quel Cristo che da anni è entrato nella sua vita del prete leccese, che da “semplice operaio” è divenuto pastore di strada, al fianco degli ultimi.

Da alcuni giorni è a Gela. E qui ha potuto toccare con mano una città di paradossi. «Bellissima, e pure tanto bistrattata».

«Un ragazzo mi ferma e mi dice: “Parri’, meglio pane e veleno, che fame”. A questo giovane rispondo che no, non è così. Il territorio e l’ambiente vanno rispettati. Ricordo la vicenda della Raffineria di Gela, che andava fermata, perché avvelenava uomini e donne di questa città. Siamo persone, cittadini. E abbiamo il dovere di difendere questa splendida terra, ricca, a vocazione naturale. Non possiamo delegare il magistrato o il carabiniere. Sarebbe un fallimento per lo Stato e per la società».

Don Salvatore Cumia, viceparroco di Sant’Antonio (Gela)

Poi ci parla delle battaglie antimafia.

Lui che viene dalla provincia di Lecce, feudo della Sacra Corona unita, dove adesso spadroneggia la Quarta Mafia, i clan del Gargano, quelli che ammazzano i nemici sparandogli in faccia, per sfigurarli. Lui che opera nelle zone un tempo soggiogate dalla Banda della Magliana, Roma Nord, il Testaccio, Tor Bella Monaca, Corviale, San Basilio. Le roccaforti di Carminati, di Nicitra, il Quinto Re di Roma, finito in manette nei giorni scorsi per mano dei Carabinieri.

«Ricordo che tenni un un incontro per le terze medie. Prima i ragazzi, poi i genitori. Era il 2017. A un certo punto, accalorandomi nel discorso, tirai un pugno sulla cattedra e dissi io non mi inginocchio dinnanzi a nessun padreterno sulla terra, se non davanti a nostro Signore Gesù Cristo. Be’ quel pomeriggio tra i presenti c’era un “alias padreterno” che non dovette prendere bene le mie parole. Accadde che durante la notte devastarono la scuola. Il mio pensiero va alla dirigente scolastica, una donna coraggiosa, che volle indire quell’incontro su Cittadinanza e costituzione anche se poi la sua scuola venne presa di mira. I ragazzi devono conoscere la nostra bella Carta costituzionale. Il Vangelo è il regolamento di attuazione della nostra Costituzione».

Già, Costituzione e Cittadinanza. Dogmi primordiali. Una via maestra che spinge don Antonio a girare per il Paese e stare al fianco dei giovani, dei sacerdoti. Per questo domani sarà alla testa della Marcia di Legalità, organizzata dalla Pastorale Giovanile. Lo ha invitato don Salvatore Cumina. Lui ha subito detto sì. Domani si parte alle 19, dal piazzale di Sant’Antonio a Gela. Un impegno forte, quello di don Coluccia, che spesso ne ha messo in pericolo la stessa vita. Come quella notte, tra il 16 e il 17 dicembre di due anni fa.

«Quel giorno – racconta a Today24 – accaddero diversi fatti. Mi avevano appena revocato la scorta. Era festa nel mio paese, un signore compiva ottant’anni. C’era movimento. Venne trovata una mia locandina con la mia faccia danneggiata, mi “bendarono” gli occhi sul manifesto con una scritta in arabo che significa “buono da mangiare” – be’ devo dire che in realtà sono un po’ indigesto a qualcuno (ride) – e vennero i Carabinieri che ringraziai. Poi andai a dormire a casa dei miei genitori. E nel cuore della notte la mia auto venne crivellata di colpi».

Hai mai avuto paura?

«La paura è umana, ma io non indietreggio. Mi hanno detto varie volte di stare calmo di non uscire per un po’. Io mi rifiuto. Sono una persona libera e non rinuncio alla mia attività di cittadino e di pastore della Chiesa. La paura la sperimentiamo tutti, ma il coraggio è la cosa che deve spingerci nelle nostre azioni. Come diceva Paolo Borsellino “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”».

Don, ma questa vita, l’impegno quotidiano, chi glielo fa fare?

«Sono una persona umile, un ex operaio. Ho conosciuto l’impegno civile, l’impegno nel sindacato. Ma poi Cristo mi ha cambiato la vita. Come San Paolo che a un certo punto ritiene che tutto ciò che aveva prima era solo spazzatura. Voglio continuare questo impegno. Come don Bosco, don Giustino ai quali mi ispiro, devo permettere a un giovane di esprimere quello che sente. Viviamo in terre di mafia. La mia missione è quella di stare con i ragazzi di strada, vivere in questa struttura confiscata ai boss, fare un cammino con questi giovani, portandoli su una strada retta e nuova, che chiamo Cristo-terapia».

(L’intervista integrale e la testimonianza di don Antonino Coluccia, faranno parte di un reportage videogiornalistico che proporremo nei prossimi giorni ai nostri gentili lettori. Seguiteci sui social Today24).


Redazione
Today 24 è un quotidiano on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.

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