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CORONAVIRUS | Un caso sospetto

Gela: fatti 47 tamponi all’Rsa Santa Barbara. «L’infermiera non ha il Covid 19. Ora attendiamo gli altri risultati»


di Redazione

Gela: fatti 47 tamponi all’Rsa Santa Barbara. «L’infermiera non ha il Covid 19. Ora attendiamo gli altri risultati»
cronaca
1 Mag 2020

La porta è chiusa dall’interno, una barriera invalicabile. Dal nulla del vetro in controluce si materializza una figura imponente in divisa arancione. «Fermo lì, per favore» ci intimano due occhi chiari, il resto del volto è coperto dalla mascherina. Come fosse un’arma estrae dalla tasca un grosso termometro digitale e ci misura la temperatura: «trentacinque» ci dice la voce. E dietro la mascherina cogliamo un cenno, il nostro lasciapassare. Ci scorta per l’ala nord, al piano terra del Santa Barbara Hospital, dove ha sede la direzione. E lì dopo qualche secondo, avvolto nel suo camice bianco, ci raggiunge Emanuele Giarrizzo, direttore sanitario dell’ospedale.

«Buon Primo Maggio – ci diciamo con un po’ d’ironia – al lavoro entrambi». Giarrizzo oltre a essere medico e direttore sanitario del presidio ospedaliero è specialista in Igiene e pure il Ematologia, due titoli che ne fanno un’autorità in questo ambito della medicina, l’uomo giusto, dunque, al quale chiedere con cognizione di causa.

Emanuele Giarrizzo, direttore sanitario SBH

Direttore, primo caso nella vostra Rsa? Ventesimo positivo a Gela?

«No, due volte no – attacca, cogliendoci leggermente alla sprovvista – nel senso che l’anziano in questione non è di Gela ma di Niscemi e in second’ordine perché siamo in presenza di un ospite al quale abbiamo somministrato ben tre volte il test sierologico in pochi giorni e tutte le volte ha dato esito negativo. Adesso attendiamo il secondo tampone. Il primo ha dato esito positivo. Quindi è ancora un caso sospetto positivo, non certo».

Come potrebbe essere spiegato una contagio in presenza di tre test sierologici negativi?

«Una circostanza – dice – remota ma possibile. Il test può dare esito negativo ma il paziente potrebbe essersi infettato negli ultimi 6 – 7 giorni e quindi nel sangue non c’è presenza».

Molto velocemente proviamo a riassumere il funzionamento di questi test. Il sangue viene a contatto con un reagente, lo start, che dopo pochi minuti indica due valori, positivi o negativi. Igg negativo: non immune; Igg positivo: immune, quindi hai avuto contatto con il virus. Igm negativo: non c’è infezione in atto; positivo: infezione in atto.

L’anziano in questione, per ben tre volte, era negativo a entrambi i valori, il che fa supporre che nel caso avesse il Covid 19 si tratterebbe davvero di una circostanza difficile e sfortunata. Ma purtroppo possibile.

Era ospite dell’Rsa da 100 giorni, oltre tre mesi. Dalla scorsa notte è nel Covid Center del «Vittorio Emanuele», nell’unità per non intensivi, in attesa del secondo tampone. Il paziente sta bene, è asintomatico. Pure il test sierologico effettuato ieri a tarda sera, prima che lasciasse l’Rsa, è risultato negativo. Un bel rompicapo.

Nel caso fosse confermato positivo, come potrebbe aver contratto il coronavirus? Difficile a dirsi. La moglie, che lo assiste, è ospite della struttura. Non è mai uscita. Nessuna visita di parenti: sono sospese da settimane per via dell’emergenza.

Le provette con i campioni ematici

«Per il benessere dei nostri ospiti – dice il direttore Giarrizzo – non trascuriamo questo aspetto. Per questa ragione abbiamo messo a disposizione degli ospiti due iPad con nostre schede telefoniche, attraverso cui possono videochiamare i familiari».

E poiché il virus non passa attraverso i telefoni cosa può essere accaduto? Semplicemente che un operatore, un tecnico asintomatico, possa aver portato il virus da fuori. Malgrado l’elevato e diffuso uso di protezioni, guanti. E il rigido rispetto dei protocolli.

«Ogni giorno – spiega Giarrizzo, mostrandoci un’abbondante pila di carte – compiliamo le schede personali di ospiti e operatori sanitari. Tutti vengono sottoposti al test sierologico. Inviamo continuamente mail e direttive ai capisala. Tutto quello che era umanamente possibile è stato fatto. Poi c’è pure l’imponderabile. E consideriamo che questo virus è subdolo e imprevedibile».

Solo così si spiega il fatto che operatori sanitari, anche in eccellenti ospedali, come quelli del Nord, continuano a infettarsi.

In queste ultime ore sono state 47 le persone sottoposte a tampone tra personale e ospiti dell’Rsa Santa Barbara. Diciannove hanno dato esito negativo. Uno è il caso sospetto o meglio, positivo in prima battuta e in attesa del secondo tampone. Paziente uomo, 75 anni da compiere, di Niscemi. Altri 27 tamponi saranno messi a processo di laboratorio nelle prossime ore a Caltanissetta. E sapremo.

Trattate con particolare attenzione le posizioni di altri due soggetti: l’infermiera, che con la sua temperatura a 37 gradi, aveva messo in allarme la Rsa e il servizio Spemp dell’Asp; e il compagno di stanza del settantacinquenne ospite positivo. Nel primo caso, l’infermiera, è conclamano che non abbia il Covid 19. Si tratta di una giovane, di circa trent’anni, e la febbrina sarebbe dovuta a sinusite. L’altro ospite, il vicino di letto del caso sospetto, è un uomo di Gela, di circa settant’anni. Di lui è atteso l’esito del primo tampone. Nella speranza che possa essere negativo come gli altri e che l’allarme possa rientrare definitivamente.

Dopo averci fornito le delucidazioni il direttore sanitario torna a suo lavoro. Raccomandandoci, prima di lasciare l’ospedale, di sottoporci spesso al lavaggio delle mani («facciamolo spessissimo, ogni 10 minuti se necessario. Ne vale della salute dei nostri cari»). E gentilmente ci fa una piccola dimostrazione pratica. Disinfettante a base alcolica. Asciguatura, risciacquo con acqua e sapone.

Sono stati tre giorni duri per la struttura. L’infermiera con febbre, la quarantena, adesso il primo caso sospetto positivo. La stanchezza affiora.

Dottore, quando potremo salutarci con una stretta di mano?

«Speriamo presto – ci dice Giarrizzo – speriamo di poterci liberare al più presto da questo virus così pericoloso».

Per un istante immaginiamo un uomo immerso in qualche ora di relax, con il suo hobby della pesca, in spiaggia, sotto il sole caldo di un pomeriggio di (fine?) estate. Sereno perché il Covid 19 è stato sconfitto. E per l’umanità l’incubo è alle spalle.

«Quell’uomo – ci dice – vorrei essere io. Ci spero tanto».


Redazione
Today 24 è un quotidiano on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.