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Gela: 5g, se la scienza è un’opinione


di Emanuele Lo Blundo

Gela: 5g, se la scienza è un’opinione
opinioni
17 Lug 2020

La notizia è dei giorni scorsi e vorremmo provare a dire la nostra. Il Consiglio comunale, con un atto d’indirizzo, ha dato mandato al sindaco di emanare un’ordinanza che vieti la proliferazione dei nuovi impianti di telecomunicazione a tecnologia 5G. «Il documento del Comitato scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (Scheer) della Commissione Europea, adottato nel 2019 – si legge in uno dei passaggi della delibera consiliare – afferma che il “5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche” e ha evidenziato un chiaro segnale agli Stati membri, soprattutto all’Italia, sui pericoli socio-sanitari derivabili dall’attivazione ubiquitaria del 5G (che rileva gravissime criticità, in parte conosciute sui problemi di salute e sicurezza dati) confermando l’urgente necessità di un intervento normativo nei riguardi della diffusione di tale nuova tecnologia 5G».
Tra le righe del documento, approvato in seduta valida, con 13 presenti (12 favorevoli e un astenuto, il consigliere di Avanti Gela, Salvatore Scerra) si fa riferimento a una “assenza di conclusioni scientifiche che possano escludere un impatto sulla salute umana e sull’ambiente”. Ma non esistono prove neanche del contrario e nella comunità scientifica, che segue il metodo scientifico, è chi fa un’affermazione che deve portare delle prove a sostegno. Allo stesso modo come in tribunale è la pubblica accusa a dover portare delle prove, non l’accusato a doversi discolpare. Ne avevamo già parlato in un articolo precedente, ma torniamo sulla questione.

Le nostre certezze

Innanzitutto, secondo quanto sostenuto dall’Istituto Superiore della Sanità e dall’Oms, non c’è nulla di cui dovremmo preoccuparci. Le frequenze utilizzate dalla rete 5G – contrariamente a quanto approvato in Consiglio comunale – sono “conosciute”, studiate, già utilizzate in altri contesti (per esempio per i segnali radiotelevisivi), non hanno il potere penetrante delle vecchie reti telefoniche (che utilizziamo da anni e di cui, anche in questo caso, non è mai stata dimostrata la pericolosità), le reti create funzioneranno con energie più basse (e rispetto al resto dell’Europa, l’Italia è la più stringente in questo campo, dato che abbiamo i limiti di utilizzo più bassi e il consiglio europeo spinge per alzarlo). E inoltre non c’è alcuna prova scientifica che siano emissioni “ionizzanti” ovvero nocive per i tessuti e la salute dell’uomo. Sull’ambiente, anche qui non abbiamo alcuna prova di un possibile impatto negativo. Su Internet e i social si fa spesso riferimento alla bufala sulle morie di piccioni, che non hanno nulla a che fare con queste antenne, tantopiù che avvengono in città dove queste antenne non esistono ancora. Questo basta e avanza. È del 2018 un’intervista del presidente della Lipu, Alessandro Polinori, dove viene sottolineato che in tutte queste bufale sensazionalistiche le morie di piccioni avvengono per cause del tutto naturali. Tutto quello che fa il 5G, in soldoni, è creare una rete più veloce, che consente ai dispositivi di comunicare in maniera più efficace e di consentire a ogni antenna di servirne molte di più delle tecnologie precedenti. Questa nuova rete si presta benissimo anche per utilizzi fuori dalla telefonia: controllo di macchinari a distanza, ci sono progetti di smart city dove viene utilizzata per aiutare le persone portatrici di handicap, uno di questi progetti ve lo abbiamo presentato anche noi in un precedente articolo, il progetto Tourist Eye portato avanti dal Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Elettronica ed Informatica di Catania.

A chi serve il 5G

Qualcuno potrebbe comunque chiedersi perché preoccuparsi del 5G quando esistono sicuramente problemi più immediati e complicati da affrontare. Beh, è dimostrato che la qualità delle connessioni internet in Italia e in Sicilia è rimasta molto indietro frenando anche l’economia. Mentre negli altri paesi la digitalizzazione ha prodotto nuovi posti di lavoro e nuove opportunità di guadagno, semplificando anche la comunicazione tra aziende, privati e pubbliche amministrazioni. Un freno al nostro territorio non farà che aggravare questo divario e rendere le nostre attività economiche molto più deboli rispetto alla concorrenza.

Il sonno della ragione

Detto ciò, non condividiamo, ma rispettiamo, l’opinione espressa dal Consiglio comunale. Non sappiamo se il sindaco, leggi alla mano, bloccherà le antenne. Che poi quali antenne se il 5G utilizza prevalentemente gli impianti già esistenti? Ci sembra una spinta più di pancia che frutto di una vera presa di coscienza. E se il principio di garanzia e tutela della salute è sicuramente apprezzabile, diremmo encomiabile, vorrei che i soggetti eletti e chiamati alle scelte sulla Salute lo facessero in conoscenza e coscienza.
Questa città ha già sofferto abbastanza per attività fortemente inquinanti. Non è passato molto tempo dalle notizie che riempivano i giornali. Ce ne siamo già dimenticati tutti? Quanti anni ci sono voluti per accertarsi dell’impatto sulla salute umana e sull’ambiente? Ci ricordiamo ancora la filastrocca sull’acqua potabile ma non bevibile? Prudenza, ok. Ma anche chiarezza.

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Emanuele Lo Blundo
Appassionato da sempre di informatica, fisica, scienza e tecnologia, non disdegna i nuovi mezzi e produzioni della cultura pop. Sul suo comodino non può mancare un classico, un saggio o un romanzo fantasy.