Gela: un affresco sugli anni ’60 firmato Irti. Amicizia, amore e passioni, anche oltre ogni tabu
di Redazione
Un’intensa riflessione sull’infanzia e la forza dirompente degli affetti. Sullo sfondo c’è la città degli anni Sessanta, agitata da rapidi mutamenti sociali dell’epoca. È in questo contesto, all’interno di una Gela in piena e caotica evoluzione, che prende vita «Una Storia Incredibile», il nuovo racconto firmato da Armando Irti, che ci parla di sentimenti e della commovente fragilità dei primi legami. I veri protagonisti della narrazione sono due fanciulli dal destino incrociato: Antonio, un ragazzino gelese, dai tratti scuri, l’animo inquieto e indomito, e il suo nuovo compagno di banco Federico, appena giunto dal Nord Italia al seguito del padre, un manager milanese inviato dall’Eni per gestire lo sviluppo del nascente polo petrolchimico dell’Anic. I due diventano in breve tempo l’uno il punto di riferimento dell’altro, stringendo un’amicizia fraterna: Antonio instilla nel compagno la capacità di affrontare la strada e un innato spirito di sopravvivenza, Federico trasmette all’amico siciliano l’amore profondo per lo studio e la conoscenza. La madre del ragazzo del Nord, la statuaria e affascinante Isabella, decide di accogliere Antonio come un secondo figlio, offrendogli un calore affettivo e un senso di radicata appartenenza mai provati prima, sebbene il trascorrere inesorabile del tempo sia pronto a imporre mutamenti del tutto inattesi. Nel delicato e turbolento passaggio verso l’adolescenza, la crescita interiore di Antonio si intreccia infatti a un sentimento improvviso, travolgente e totalizzante, capace di sfidare apertamente le convenzioni sociali e i tabù più rigidi della comunità locale. Con straordinaria purezza espressiva e assoluta assenza di giudizio morale, l’autore sfiora così un legame audace, quasi proibito per l’epoca, trasformando quello che a prima vista potrebbe apparire come uno scandalo in un’esplorazione profonda, magnetica e universale della passione umana.
Subentrano poi altri sentimenti contrastanti, il peso del dolore e lo spettro della perdita: un addio improvviso e lacerante, del tutto irreparabile, dietro al quale restano soltanto il vuoto incolmabile delle parole non dette e il riflesso di un affetto eterno che continua a pulsare nel silenzio della memoria.
Il racconto di Irti restituisce anche un apprezzabile affresco nostalgico di una Gela che oggi non c’è più, evocando con sguardo poetico i vecchi campi di grano laddove ora sorgono complessi cementificati e interi quartieri, la bellezza selvaggia e incontaminata della spiaggia di Macchitella, il rito antico dello struscio in centro alla ricerca dell’anima gemella, il rituale del fidanzamento. Ci parla soprattutto di una nobiltà d’animo e del rispetto reciproco, valori etici d’altri tempi che appaiono ormai irrimediabilmente perduti. Con questa preziosa testimonianza, Irti non si limita a narrare una vicenda privata, ma regala alla sua città un’opera necessaria per ritrovare nel passato la bussola di una perduta umanità.

L’autore, nato a Gela nel 1964, padre di tre figli, ha dedicato oltre trent’anni della sua vita al lavoro in ambito ospedaliero prima di scegliere con coraggio una nuova strada professionale in totale autonomia. Appassionato viscerale di lettura e scrittura, i cui interessi spaziano con disinvoltura dai fumetti ai romanzi d’autore, Irti rivela la sua anima di atleta tenace soprattutto sul campetto da basket, dove sfida regolarmente ragazzi molto più giovani di lui, dimostrando la medesima cura millimetrica e la stessa vibrante passione che applica quando si diletta tecnicamente con la manutenzione di antenne Tv terrestri e satellitari.











