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Gela, parrucchiera con 162 mila euro in cassaforte. I pm: «Prestiti a usura». Incendi per vendetta a chi non pagava


di Redazione

cronaca
19 Feb 2026

Un sistema di credito parallelo, sommerso e spietato, capace di strozzare le vittime con interessi fuori controllo e di imporre il rientro dei capitali attraverso il fuoco. Almeno questa la ricostruzione formulata dai pm della procura a seguito di una dettagliata indagine condotta dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela. La presunta usuraia sarebbe una parrucchiera gelese, Milena Scudera, 42 anni, titolare di un salone di coiffeur «abusivo» ma, secondo gli investigatori, in realtà era artefice di un sistema di prestiti a strozzo. Quattro persone sono destinatarie di un ordine di custodia cautelare, ovvero, la parrucchiera e tre piccoli pregiudicati, impiegati nei danneggiamenti.

I nomi del blitz.
Milena Scudera, 42 anni (in carcere)
Armando Ferrigno, 37 anni (ai domiciliari)
Alessio Smorta, 23 anni (ai domiciliari)
Lombardo Giosuè, 22 anni (ai domiciliari)
I pm gelesi procedono anche a carico di una delle vittime, una romena di 36 anni, accusata di favoreggiamento, per avere rifiutato di collaborare alle indagini, seppure in presenza di evidenze oggettive. Indagato anche un quarto presunto componente del gruppetto di fiancheggiatori, ancora minorenne, anch’egli impiegato nel compimento delle vendette incendiarie, per il quale procede la procura competente del capoluogo..

La «regia» al femminile
Al vertice della struttura, secondo la ricostruzione dell’accusa, c’era la parrucchiera, abitazione nel rione San Rocco, negozio dalle parti di Molino a Vento. Sarebbe stata lei a gestire le fila dell’attività dal 2016 fino al 2024. Non semplici prestiti tra privati, ma un vero e proprio esercizio abusivo del credito che sfruttava la disperazione e lo stato di bisogno di cittadini in difficoltà finanziarie, impossibilitati ad accedere al sistema bancario ordinario.
I numeri della centrale del prestito sono inquietanti: i tassi d’interesse accertati oscillavano tra il 19% e l’oltre 60%, cifre che polverizzavano le soglie legali stabilite dal Ministero.

Dal debito alle fiamme: i metodi della gang
L’indagine, nata dalla denuncia di una vittima, condotta tra novembre 2024 e luglio 2025 con pedinamenti e intercettazioni, ha svelato il volto spietato del gruppo. Quando i pagamenti tardavano, la parrucchiera non esitava a passare alle maniere forti, mandando in azione i suoi collaboratori, tra questi anche un minore.
Ai tre complici finiti in manette sono contestati episodi di tentata estorsione e danneggiamenti seguiti da incendio. In un’occasione, per piegare la resistenza di una debitrice, la parrucchiera quale mandante e un complice in veste di esecutore, avrebbero incendiato l’auto, una Nissan «Qashqai». Gesto compiuto durante la notte di capodanno 2024, in spregio al clima festivo. Vettura che la vittima aveva faticosamente sistemato e poi messo al riparo in un garage, nel timore di ulteriori ritorsioni. Ma visto che continuava a non pagare, era stato preso di mira anche il garage, come risulta agli atti dal danneggiamento mediante incendio di una saracinesca in via Nuoro, fatto accertato la sera del 16 marzo 2025, tre mesi dopo il primo incendio. Il quel caso, però, i due incendiari inviato a compiere il danneggiamento, poco dopo aver appiccato il fuoco, erano finiti nella rete dei carabinieri, appostati in zona.
Il tesoro nel muro
Il giro d’affari era vorticoso, come conferma l’esito del blitz compiuto dai militari nell’abitazione della quarantaduenne. Durante la perquisizione, i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato oltre 162.000 euro in contanti, una somma ingente, scrupolosamente conservata in una cassaforte a muro. Soldi ritenuti provento dell’attività illecita. In quella circostanza la donna pare avesse provato a eludere i controlli, consegnando le chiavi al marito, persona che invece è estranea ai fatti. Piccolo espediente non bastato a evitare il sequestro del «tesoretto», provvedimento peraltro confermato sia in sede di Riesame che davanti alla Cassazione. Durante quel blitz, inoltre, erano stati recuperati alcuni quaderni contenenti nomi e cifre che farebbero riferimento a diversi rapporti creditizi ancora al vaglio degli inquirenti. Due le vittime accertate, almeno una decina quelle potenziali. A ogni dazione di danaro veniva emessa una sorta di scrittura privata con lo scopo di mascherare il prestito a usura.
I provvedimenti
Le indagini sono state coordinate dal procuratore capo, Salvatore Vella e dal sostituto procuratore Fabrizio Furnari. Sul campo hanno operato i militari del reparto territoriale, agli ordini del tenente colonnello Marco Montemagno. I provvedimenti, dopo gli interrogatori di garanzia, sono stati firmati dal gip, Roberto Riggio. L’operazione, scaturita dalla denuncia di una delle vittime, restituisce un respiro di legalità al tessuto economico gelese, spezzando una spirale di paura e sottomissione che durava da quasi un decennio.


Redazione
Today 24 è un giornale on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.