Gela dice addio alla Conchiglia. Sarà demolito lo storico lido sul mare, oggi ridotto a rudere
di Redazione
Il colpo d’occhio sulla spiaggia senza più la Conchiglia restituirà lo specchio esatto del tempo che passa, consegnando definitivamente alla sabbia il ricordo di un’epoca irripetibile. Lo storico stabilimento balneare di Gela, uno dei primi e più audaci esempi europei di architettura sospesa sull’acqua, in un tempo neppure troppo lontano, sarà abbattuto. La Regione Siciliana, incassato il nullaosta del Comune, ha approvato il documento programmatico per i lavori di demolizione. Un intervento da oltre un milione di euro imposto da relazioni tecniche che escludono qualsiasi ipotesi di recupero strutturale. Un vero peccato ma la storia ha l’obbligo di arrendersi di fronte al parere dei tecnici che ritengono l’opera instabile e non recuperabile. Così quella che per quasi settant’anni è stata una maestosa «scultura» di cemento armato e pozzolana bianca, oggi riposa paradossalmente sulla terraferma a causa del progressivo arretramento della linea di costa. La storia di questo lembo di spiaggia, tuttavia, era cominciata molto prima del cemento. Nell’estate del 1937, laddove poi sarebbe sorta la Conchiglia, esisteva un lido di tavole e legno con un palco sulla battigia. Proprio su quelle assi, il 14 agosto di quell’anno, si consumò una delle pagine più curiose della memoria locale: Benito Mussolini, in visita a Gela, decise di concedersi un momento di mondanità ballando davanti alla folla con la nobildonna gelese Cesarina Morso, sulle note del popolarissimo spartito “Vivere senza malinconia”. Vent’anni dopo quel valzer sulla sabbia, il 24 giugno 1958, fu inaugurata la struttura attuale, battezzata originariamente «Perla del Mediterraneo». Progettato dal geometra Filippo Trobia e dagli ingegneri Salvatore Trobia e Vittorio Dalla Noce, il lido divenne un prodigio ingegneristico raro, sorretto da palafitte infisse fino alle argille del fondale. Con i suoi bracci sinuosi lunghi oltre cento metri e le cabine dagli eleganti oblò, la Conchiglia si trasformò nel centro di gravità della vita sociale della Sicilia. Fino alla metà degli anni Settanta ospitò i grandi nomi della musica leggera, sfilate di moda e prestigiosi eventi culturali, come il premio “Sileno d’oro” presieduto dal Nobel Salvatore Quasimodo, attirando personalità del calibro di Renato Guttuso, Enrico Mattei e il re Gustavo di Svezia. Il declino arrivò con l’avvento dell’industria pesante e il mutamento della costa. L’abbandono ha fatto il resto: nel 2007 il crollo dell’ala di ponente mutilò gravemente il complesso, mentre i successivi tentativi della Regione di affidare la gestione a investitori privati tramite bandi pubblici andarono deserti. Nonostante l’apposizione di un vincolo culturale nel 2009, poi revocato un decennio più tardi, il destino del lido si è definitivamente consumato tra sequestri giudiziari per omessa manutenzione e l’inesorabile usura delle intemperie. Oggi, svanita per sempre l’opportunità di un restauro conservativo, scompare un pezzo d’architettura del Novecento, lasciando sulla riva soltanto il peso della nostalgia.













