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Gela: Dike, la fuga di Eschilo. Dal mito al mondo di oggi. Evento liberamente tratto dall’Orestea


di Desideria Sarcuno

Gela: Dike, la fuga di Eschilo. Dal mito al mondo di oggi. Evento liberamente tratto dall’Orestea
attualità
21 Ago 2025

Cosa succede quando il mondo del diritto incontra il mito? Per rispondere a questa domanda occorre, come in un lungo flashback, tornare indietro nel tempo e catapultarci nell’Atene del V secolo a.C. L’anno è il 458 e il drammaturgo Eschilo mette in scena la sua Orestea, vincendo le Grandi Dionisie. Protagonista della trilogia è un mondo pieno di contraddizioni, sentimenti e passioni rovinose, che trascinano i personaggi in una spirale infernale di sofferenze. Un omicidio dietro l’altro, e poi il giudizio finale, affidato alla dea Atena, che incarna la più alta saggezza. I tre momenti di cui si compone l’Orestea (Agamennone, Coefore ed Eumenidi) raccontano un’unica storia di vendetta. Clitennestra, regina di Micene, assassina il marito Agamennone, dopo che questo aveva sacrificato la figlia Ifigenia, pur di vincere la battaglia di Ilio e non perdere prestigio. Con la complicità di Egisto, suo amante, la regina riesce nell’intento. A rendere giustizia al padre penserà poi, Oreste, che spinto dal dio Apollo si macchierà dell’assassinio della madre e del suo amante complice. Per questo, il matricida verrà perseguitato dalle Erinni, creature impersonanti la vendetta. Una trama degna del miglior thriller dei nostri giorni, di quelle in cui si è ansiosi di sapere che fine farà il protagonista. Del resto quali più alte ispirazioni possono augurarsi sceneggiatori e storyteller se non gli scritti classici e il mito? Ma prima di spoilerare il finale della tragica storia, un breve salto al presente.

19 Agosto 2025, Teatro Eschilo – esattamente duemilacinquecento anni dopo.

Le gesta narrate da Eschilo prendono vita in una calda serata, nel teatro della città di Gela, che porta il suo nome. Galeotto fu l’incontro tra Antonio Gagliano e Camillo Irace, circa un anno fa (in occasione di una rappresentazione del regista Giacomo Frazzitta). È la scintilla che genera l’idea di un evento culturale, reso poi possibile grazie alla collaborazione degli assessori comunali alla Cultura (prima Viviana Altamore e poi Giuseppe di Cristina). “Un incontro capace di mescolare il diritto e la storia della letteratura. Questo, il nostro obiettivo “, spiega Gagliano. Così, nasce la rappresentazione “Dike, la fuga di Eschilo”, liberamente tratta dall’Orestea, e che vede alla regia Giacomo Frazzitta. Un convegno dedicato ai giuristi, un breve rinfresco e ciliegina sulla torta, la messa in scena dell’opera. Queste le tappe della serata.

Tra i relatori del convegno che ha preceduto lo spettacolo, non solo esponenti del mondo del diritto ma anche giornalisti, sceneggiatori. Un mix di personalità capaci di arricchire il dibattito, pieno di spunti e riflessioni sui temi della giustizia, della parità di genere, dell’importanza degli antichi testi. A moderare l’incontro, Gennaro Grimolizzi, vice direttore della rivista “Dubbio”.

In apertura il saluto della presidente dell’ordine degli avvocati di Gela, Maria Giordano, che definisce l’incontro “una scommessa vera e propria. «Abbiamo accolto – afferma – la sfida e siamo qui. Eschilo ha introdotto per la prima volta il concetto di tribunale, e di giudizio legato non al cuore né al desiderio di vendetta». A fare gli onori di casa, poi, il primo cittadino, Terenziano Di Stefano, il quale sottolinea la necessità di organizzare più eventi culturali di tal calibro. Lucia Secchi Tarugi, consigliere Cnf e coordinatrice nazionale dei comitati Pari opportunità, pone invece l’accento sulla sceneggiatura innovativa proposta dal regista Frazzita. «A colpirmi – dice – in particolar modo è il personaggio di  Clitennestra, una donna dominata da passioni e dolori. Una figura che combatte il potere maschile, che lotta contro le ingiustizie (a suo modo), certo non senza conseguenze. L’opera di Eschilo ci porta a riflettere sul rapporto tra giustizia e vendetta, ma anche tra genere e processo. Temi attualissimi».

A ribadire il carattere centrale delle donne nella tragedia greca è il penalista e docente Camillo Irace, ordinario di Diritto Penale 2 nell’università di Napoli. «Si tratta – afferma – di una trilogia caratterizzata da emotiva ambiguità, in cui le donne hanno un ruolo cruciale. Il teatro greco è ricco di figure femminili memorabili, da Medea ad Antigone. L’uomo non aveva il coraggio di discutere di sé stesso, così le donne diventano lo strumento di riflessione per interrogarsi sulla società».

Infatti, mentre il ruolo pubblico delle donne nell’antica Grecia era del tutto marginale, i personaggi femminili rivestivano un’enorme importanza nei testi letterari. Un paradosso.

Se nell’Atene di età storica le donne erano giuridicamente e politicamente ai margini della società, nella letteratura le donne avevano un ruolo decisivo. La cultura greca antica spesso considerava le donne più portate all’emotività, non a caso i personaggi femminili erano interpretati da attori maschi, così il personaggio femminile serviva ad indagare la sfera più intima, quella interiore.

«Eschilo – dice Gagliano, fautore della rassegna – lascia il testimone a noi. Se ripercorriamo i vari momenti nella storia dell’uomo notiamo che le più grandi cesure provengono dai testi letterari. Non dimentichiamo che il diritto si nutre della letteratura».

La parola poi, al regista, il quale propone una chiave di lettura del tutto inedita dell’opera eschilea. «Come dirà il personaggio che interpreto, Eschilo, un giusto processo non è  vendetta, ma deve basarsi sulla ragionevole contesa. Il pubblico, qui, è il giudice, perché il vero teatro è quello che si fa persona. Sono molto emozionato di portare “Dike” a Gela,la casa di Eschilo» argomenta Frazzitta. A dare vita ai personaggi della trilogia eschilea, Serena Tumbarello che interpreta Clitennestra e la dea Atena, in una performance magistrale, ricca di intensa emotività. Nel ruolo di Corifeo, Marcello Rimi, che smorza gli struggenti toni drammatici della kermesse con l’inconfondibile dialetto siciliano. Nel ruolo del perseguitato matricida Oreste, Sergio Giacalone incalzato sulla scena dalla poliedrica Alessia Angileri, che nel ruolo di Cassandra prima, e di Elettra poi rivela tutta la sua versatilità e bravura. Nel ruolo di Agamennone, Antonino Rallo e del traditore Egisto, Piero Marino. La voce del coro è della talentuosa Arianna Rimi, le musiche di Dario Silvia.

E poi il gran finale. Va oltre ogni aspettativa, rivelandosi una vera sorpresa. Nell’ultima parte della trilogia, il matricida viene giudicato dal tribunale Areopago, istituito dalla dea Atena, costretta a intervenire per porre fine al ciclo interminabile di lutti e sofferenze. Ella si pronuncia a favore di Oreste, il quale viene dunque, assolto. La morale è quella di una giustizia fondata sul perdono, non più sulla rivalsa.

Quel mondo controverso accennato all’inizio e di cui Eschilo si fa portavoce, non è poi così distante dal nostro. Moderno e altrettanto complesso. Certo è che l’uomo è sempre rimasto uguale a sé stesso, nelle passioni e nei sentimenti che lo agitano. L’Oreste di Eschilo, è l’uomo di oggi e di ieri. Il teatro riflette la società, potremmo dire che il teatro è la società stessa, parla di noi. Di una storia senza tempo. Usciamo dalla sala con qualche risposta, e tante domande.

Viene da chiedersi quale dramma avrebbe messo in scena oggi il celebre drammaturgo: di certo, non gli sarebbero mancati gli spunti.

(Nella foto di gruppo, al centro, da sinistra, Angelo Giaccone, segretario del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Gela, Gennario Grimolizzi, vicedirettore de Il Dubbio, Camillo Irace, professore ordinario di Diritto Penale 2 all’Università di Napoli, Giacomo Frazzitta, regista della rappresentazione, Antonio Gagliano, consigliere Cnf, Lucia Secchi Tarugi, consigliere Cnf coordinatrice nazionale dei comitati Pari opportunità e Maria Giordano, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Gela. Nelle altre immagini alcuni momenti della serata e della rappresentazione teatrale).


Desideria Sarcuno
Da sempre appassionata di scrittura, durante gli anni al liceo Classico si avvicina al mondo della comunicazione. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza. Ama la musica, le buone letture e il mare.