Gela nuovo hub dell’economia circolare: legalità, investimenti e biometano contro l’emergenza
di Redazione
«L’inchiesta che ha coinvolto la piattaforma di Timpazzo impone una riflessione seria sul sistema di gestione dei rifiuti. Nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e della presunzione di innocenza degli indagati, è evidente che non possiamo più continuare a gestire un settore così strategico attraverso emergenze e un eccessivo ricorso alle discariche.
Le discariche non possono essere il cardine del ciclo dei rifiuti. Se non gestite con rigore e trasparenza, rischiano di trasformarsi in vere e proprie bombe ecologiche, con pesanti conseguenze per l’ambiente, la salute e l’economia dei territori». Lo dice Carmela Petralia, segretario generale della Cisl di Caltanissetta, Agrigento ed Enna.
«I nostri territori – afferma la dirigente sindacale – hanno bisogno di una moderna rete impiantistica che consenta di chiudere realmente il ciclo dei rifiuti: più raccolta differenziata, impianti di riciclo, digestori anaerobici per trasformare la frazione organica in biometano e, solo per la quota residuale dei rifiuti indifferenziati non riciclabili, termovalorizzatori di ultima generazione. È chiaro che, un sistema così congeniato, contribuirebbe a innescare un processo virtuoso in termini di occupazione e di contrasto al grave fenomeno di spopolamento che sta colpendo ormai da diverso tempo le aree interne, oltre che contribuire a ridurre la tariffa in particolare in territori con un alta presenza di persone anziane e fragili».
«In questo scenario, il territorio di Gela può diventare un punto di riferimento dell’economia circolare. Un obiettivo che si aggiungerebbe agli importanti investimenti già realizzati da ENI con gli impianti Green e BioJet, rafforzando il percorso di riconversione industriale del territorio. In questa prospettiva, sarebbe auspicabile che ENI valutasse ulteriori investimenti nella filiera del biometano, come già avvenuto in altre realtà italiane, contribuendo a creare una filiera integrata dell’energia rinnovabile, nuova occupazione qualificata e maggiore sostenibilità ambientale».
«L’inchiesta di Timpazzo – conclude – deve rappresentare un punto di svolta. I nostri territori hanno bisogno di legalità, programmazione, investimenti e impianti moderni per superare definitivamente una gestione emergenziale che da troppi anni penalizza cittadini, imprese e lavoratori. È il momento di costruire un ciclo dei rifiuti moderno, efficiente e sostenibile, capace di trasformare un problema storico in una concreta opportunità di sviluppo per il territorio, e per farlo serve la corresponsabilità e l’impegno di politica, istituzioni, imprese, e organizzazioni sindacali».













