Gela: il ricordo di Paolo Capici, l’avvocato che trasformò la disabilità in battaglia di civiltÃ
di Redazione
Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta di Rocchina Pisano, moglie del compianto Paolo Capici, nell’primo anniversario della scomparsa: “Oggi, 19 dicembre, esattamente come un anno fa, non è facile trovare le parole per esprimere cosa abbiamo perso. E il plurale, in questa circostanza, è d’obbligo perché tutta la nostra città sente un vuoto incolmabile. Esistono vite che non si misurano in passi, ma nell’impronta indelebile che lasciano nel cuore di una comunità. E quella di Paolo, posso dirlo, è stata una straordinaria lezione di resistenza e visione, per me in primis.
So bene che, se potesse, non me le manderebbe di certo a dire per questo scritto e per ogni opera di commemorazione della sua memoria perché lui non amava le formalità, le apparenze, le dimostrazioni plateali ma la sostanza, la vera amicizia, il vero amore, i sentimenti puri e la verità che lui sapeva scorgere anche nei silenzi, nella discrezione e nei gesti più semplici.
Eppure, nonostante sono certa ne sarebbe contrariato, sento di dover condividere con quanti quotidianamente dedicano un pensiero al mio amato Paolo, una parte di quello che la giornata di oggi mi porta alla mente. E parlo non di certo del dolore nel ripercorrere una giornata che mi ha tolto il mio tutto, quello purtroppo non si può spiegare.
Ma parlo del ricordo di un uomo, mio marito, che scelse di non subire il suo destino, ma di riscriverlo. Di quel giovane che ho accompagnato in ogni passo, che ha trasformato l’immobilità del suo corpo in una vertiginosa ascesa intellettuale: la dolorosa ripresa dal trauma, gli studi universitari, la laurea e il tirocinio affrontati con una caparbietà fuori dal comune, diventando l’Avvocato che tutti abbiamo imparato a stimare.
Sono infiniti i ricordi che oggi potrei dedicargli ma mi limito, in sua memoria, a ricordare alla sua amata città che per guidare una folla, per occupare palazzi o per capeggiare manifestazioni di piazza, non servono le gambe o grandi risorse, ma una voce ferma e un’idea giusta e queste, a Paolo, non mancavano mai. Le sue battaglie civili per i diritti dei disabili sono state il motore della sua esistenza, ma il suo lascito più prezioso resta la sua profonda umanità.
Quando ci esortava alle battaglie, all’impegno civico, ed a lottare per i diritti di tutti e soprattutto dei più deboli spesso si finiva per dovergli evidenziare come per lui fosse “semplice”: la sua forza carismatica rompeva ogni muro. Oggi come non mai devo confermare il pensiero di come la sua essenza in effetti sia irripetibile, ma sono anche convinta che, in ognuno di noi, sia rimasto un pezzettino dell’amore che ci ha saputo trasmettere per la vita e che questa sua eredità può essere da ognuno, nel proprio piccolo, onorata quotidianamente.
La sua mancanza è più forte del primo giorno ma ogni volta che trasformerò le mie fragilità in uno scudo, Paolo sarà con me…Ogni gesto che ognuno dedicherà ai più deboli di questa città continuerà a seminare i sogni di mio marito, ogni volta che qualcuno sceglierà di non girarsi dall’altra parte e lotterà per il bene, porterà avanti un’opera certamente difficile ma giusta.
Nulla potrà mai più compensare o lontanamente avvicinarsi alla ricchezza della sua presenza, ma mi aggrappo ancora a tutto quel profondo amore che ha lasciato a me, alla sua famiglia, ai colleghi e ad ogni persona che ha incrociato nel suo cammino.
Sarò sempre custode della sua storia e della sua immensità affinché sia ancora prezioso faro nelle nostre vite.
Ciao Paolo.”





