Gela, indagine sui rifiuti, 5 persone ai domiciliari. C’è la ceo dimissionaria della Impianti Srr
di Redazione
Cinque persone agli arresti domiciliari a seguito dell’inchiesta dei Carabinieri, nome in codice «Pi-Greco», condotta sulla gestione della piattaforma dei rifiuti di Timpazzo e sulla Impianti Srr. Tra i destinatari della misura cautelare l’ingegner Giovanna Picone, 65 anni, di Palermo, amministratore unico dimissionario della Impianti, già consulente del presidente della Regione, Renato Schifani, in tema di rifiuti. L’operazione è stata condotta da militari del Nucleo Operativo Ecologico e del Reparto Territoriale di Gela, con il supporto in fase esecutiva dei comandi territorialmente competenti e del IX Nucleo Elicotteri di Palermo L’ordinanza, che prevede l’applicazione di misure cautelari personali e reali (quindi le strutture e i beni), è stata emessa dal Gip di Caltanissetta, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. «Gli indagati – spiegano i Carabinieri – rispondono a vario titolo di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale e gestione di rifiuti non autorizzata».
Oltre all’ingegner Picone sono finiti ai domiciliari due responsabili tecnici, l’architetto Giuseppe Bellavia, 61 anni di Gela e l’ingegnere Salvatore Parlatore, 54 anni di Palermo e i capi squadra Salvatore Falduzza, 69 anni, geometra di Gela e Angelo Collodoro, 34 anni, originario di Carate Brianza ma residente a Mazzarino.

Il provvedimento cautelare recepisce le risultanze dell’attività investigativa condotta tra agosto 2023 e aprile 2025, sviluppata mediante intercettazioni e videosorveglianza, servizi di osservazione, controllo e pedinamento, verifiche amministrative, acquisizioni documentali e monitoraggio dei flussi di conferimento e trattamento dei rifiuti all’interno della piattaforma integrata per la gestione dei rifiuti non pericolosi di contrada Timpazzo. L’attività investigativa ha consentito di far emergere una presunta, strutturata e continuativa attività illecita nella gestione dei rifiuti urbani, posta in essere, secondo l’ipotesi accusatoria, da amministratori, responsabili tecnici, capi squadra e operatori della società Impianti Srr, con modalità vietate dalla legge e in violazione delle prescrizioni contenute nell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dal dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti. Le attività di monitoraggio del sito sono state svolte anche con il supporto dell’Arpa Sicilia e hanno fatto seguito a un iniziale provvedimento di sequestro delle vasche disposto tra il 2021 e il 2022 nell’ambito di un altro procedimento giudiziario.


In particolare, secondo i Carabinieri, nella vasca «E» della discarica, sarebbero stati conferiti, movimentati e successivamente interrati ingenti quantitativi di rifiuti solidi urbani indifferenziati in assenza dei cicli di trattamento previsti, per un totale di almeno 1.200 presunte operazioni illecite di trasporto e scarico di un quantitativo complessivo di rifiuti stimato tra le 10.000 e le 12.000 tonnellate.
Inoltre, si è accertato che i rifiuti organici provenienti dai comuni consorziati e che, in quanto tali, dovevano essere trattati all’interno dell’impianto, venivano spesso versati in discarica senza il previo trattamento di stabilizzazione che ne riducesse la temperatura, provocando frequentemente l’insorgenza di incendi.
I Carabinieri ritengono di aver scoperchiato un sistema ben oleato, con i capi squadra a sovrintendere le operazioni di tre gruppi di lavoro, il primo addetto alla realizzazione di grandi fosse sul piano di discarica, all’interno dei quali le altre due squadre scaricavano rifiuti non trattati. Per quasi un anno le attività erano state filmate di nascosto dai carabinieri. Poi alcuni operai avevano scoperto e segnalato la presenza di mircocamere spia e l’attività si era interrotta. Non prima di avere immagazzinato ore e ore di riprese con la documentazione di condotte illegali e in aperta violazione alle autorizzazioni e alle norme ambientali.
Nell’ordinanza figurano i nomi di 45 persone, tra le quali anche manovratori, autotrasportatori e operai, tutti indagati a vario titolo. Sette di loro, sulle rispettive sim telefoniche – 15 in totale – senza saperlo e per diversi mesi, sarebbero stati intercettati dai militari ai fini dell’acquisizione delle prove.
Dalle intercettazioni emergerebbero tensioni tra le figure apicali della Impianti Srr. Ma anche la consapevolezza di condotte sbagliate e un forte stato di nervosismo di alcuni dei soggetti indagati. Tra questi l’ingegner Parlatore. Durante un dialogo privato, il direttore tecnico si sfoga con la moglie, criticando apertamente l’operato della ceo Picone: «Giovanna fa minchiate, delle quali però devo rispondere io in quanto referente tecnico, e questa cosa me le fa girare». E ancora: «Mi dispiace ma si è giocata la vasca in due anni e mezzo, prostituendo questa vasca a un presidente della Regione che non ci aiuta. Ora la discarica è “bruciata”». Nella stessa conversazione con la moglie Parlatore racconta di aver detto alla Picone che era il caso di fermare i conferimenti ma lei si sarebbe opposta: «E al presidente della Regione chi glielo dici, tu?». Da li a poco, nel giugno del 2024, l’ingegner Parlatore lascerà l’incarico.
«Il Gip – scrivono i militari – condividendo il quadro indiziario posto a fondamento della richiesta di misura cautelare formulata dai pm, ha emesso l’ordinanza di applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di cinque indagati».
Le cinque persone per le quali la procura, a inizio giugno, aveva chiesto la misura cautelare, erano state ascoltate dal Gip in sede di interrogatorio preventivo.
Nel provvedimento cautelare è stato disposto altresì il sequestro preventivo della Impianti Srr e delle quote sociali, nei cui confronti risulta contestata la responsabilità amministrativa-penale della società consortile, poiché le ipotesi di reato risulterebbero commesse dagli organi di vertice nell’interesse dell’azienda e in assenza dell’adozione di modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quelli in contestazione, ottenendo vantaggi economici in termini di risparmio di spesa derivanti dall’abbattimento dei costi di gestione e smaltimento.
Il giudice ha nominato un commissario giudiziale, il dottor Marco Valenza, per consentire la prosecuzione dell’attività di gestione dell’impianto.
Gli inquirenti precisano che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.













