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DIA | Relazione semestrale

Gela: la mafia non uccide più, adesso agisce in modo subdolo e bada agli appalti e ai soldi


di Redazione

Gela: la mafia non uccide più, adesso agisce in modo subdolo e bada agli appalti e ai soldi
cronaca
1 Ott 2022

La tendenza della criminalità organizzata a prediligere una silente infiltrazione nel tessuto
socio-economico, sembra consolidarsi nella provincia di Caltanissetta. Sono le parole introduttive della relazione semestrale depositata dal ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, al Senato. Le attività di contrasto delle Forze di Polizia evidenziano come il territorio risenta dell’influenza di famiglie mafiose appartenenti a cosa nostra e stidda le quali tendono generalmente al raggiungimento di accordi per la spartizione del mercato dell’illecito. L’articolazione di cosa nostra nissena rimane invariata. Nella parte settentrionale della provincia sono presenti i mandamenti di Mussomeli, di Vallelunga Pratameno, sotto l’influenza dei Madonia, sul versante meridionale operano invece i mandamenti di Riesi e Gela. Nell’ambito di quest’ultimo oltre alla famiglia di Niscemi sono attive le locali famiglie di cosa nostra degli Emmanuello e dei Rinzivillo. La stidda continua a conservare un’influenza nei territori di Gela e Niscemi. Un estratto della Procura della Repubblica di Gela come riportato nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022 della Procura Generale della Repubblica di Caltanissetta afferma tra l’altro che “il circondario di Gela è afflitto da una allarmante e peculiare (unico centro siciliano) situazione criminale, atteso che insistono sul territorio ben tre perniciose e aggressive associazioni mafiose, riconducibili rispettivamente a Cosa Nostra, Stidda e Clan Alferi, che compiono fatti
delittuosi particolarmente inquietanti….”.

Il venir meno di omicidi direttamente riconducibili alla mafia avvalora ancora di più l’inversione di tendenza che le organizzazioni hanno adottato cioè evitare il più possibile episodi di violenza che potrebbero fare “riaccendere” i riflettori su uno scenario criminale che invece agisce ormai subdolamente. Il principale scopo è quello di infiltrarsi in settori produttivi che gestiscono i principali flussi di denaro attraverso l’aggiudicazione di appalti pubblici e privati, forniture e servizi vari o comunque trarre da essi profitti illeciti da reimpiegare anche attraverso il ricorso a prestanome nei canali economici legali. Inoltre i sodalizi mafiosi gestiscono sul territorio il traffico degli stupefacenti, le estorsioni e il riciclaggio. A tale riguardo anche nel semestre in esame sono state eseguite operazioni di contrasto nei confronti delle consorterie mafiose. Il 24 settembre 2021 è stata eseguita l’operazione “Chimera” che ha consentito di ricostruire un quadro di attività criminale riconducibile alla cosiddetta mafia agricola nel conteso del quale si è delineata un’attività volta all’acquisizione di contributi pubblici per l’agricoltura a seguito di false dichiarazioni e frodi in danno dell’Ue. L’indagine ha anche permesso di scoprire una capillare pressione estorsiva ai danni di commercianti ed imprenditori non solo con il versamento sistematico di somme di denaro ma anche con richieste di servizi gratuiti e in alcuni casi con assunzioni spesso fittizie. Si legge infatti che “…anche a Mazzarino Stidda e Cosa Nostra, rappresentati rispettivamente dal clan Sanfilippo e dalla famiglia Siciliano, avevano apparentemente trovato un equilibrio: i proventi delle estorsioni appaiono equamente divisi tra i due sodalizi, indipendentemente da quale delle due consorterie mafiose si fosse occupata “della messa in regola” dei commercianti e degli imprenditori. L’attività di contrasto che ha portato all’arresto di 55 soggetti perlopiù stiddari e riconducibili alla famiglia Sanfilippo responsabili di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, traffico di stupefacenti e detenzione di armi ha inoltre fatto luce sulla famiglia mafiosa di Mazzarino assente dalle scene criminali da circa un decennio, “…i Sanfilippo, hanno il “controllo del territorio”, in quanto curano la messa a posto di tutte le imprese che si trovino ad operare nel territorio”. L’inchiesta ha inoltre consentito di scoprire un fiorente traffico di sostanze stupefacenti facente capo ai Sanfilippo che avevano come canale di approvvigionamento fornitori calabresi. La suddetta famiglia si occupava peraltro inoltre della gestione dello spaccio a Cinisello Balsamo affidato al gruppo Guerra: “…in soli tre anni di permanenza a Cinisello Balsamo (“tu guarda con tre anni di mio figlio fuori… “), era riuscito a farsi una posizione, conseguendo ingenti profitti dal traffico di stupefacenti. “Le somme di denaro elargite ai Sanfilippo erano in parte una forma di riconoscimento a ……per il contributo che aveva fornito nel panorama criminale del quartiere Sant’Eusebio di Cinisello Balsamo”. Appurato come la “direzione criminale” delle varie attività partiva da soggetti detenuti della famiglia dei Sanfilippo appare rilevante a tale riguardo il ruolo evidenziato da protagoniste recitato dalle donne della citata famiglia il cui compito era quello di “messaggere” cioè di impartire agli affiliati ordini dettati dai familiari detenuti e portare a questi informazioni dall’esterno. Altro aspetto evidenziato dalla attività investigativa è risultato essere quello attinente alle richieste d’aiuto di soggetti estranei alle logiche criminali ad appartenenti all’associazione mafiosa per la soluzione di problematiche sociali “…in buona sostanza, la famiglia Sanfilippo è percepita da una parte della popolazione mazzarinese, quasi come una struttura alternativa a quella statale a cui veicolare richieste di protezione o demandare la risoluzione di eventuali conflitti”.
In generale le famiglie mafiose hanno cavalcato l’onda della crisi aggravata dalla situazione di lockdown finanziario e sociale rinsaldando la loro pressione sul territorio sfruttando la difficile condizione di innumerevoli imprenditori che dopo due lunghi anni di “tracollo economico” si trovano a dovere affrontare una difficilissima “risalita”. La descritta situazione socio-economica potrebbe ancora di più agevolare la criminalità organizzata in una più facile insinuazione all’interno del tessuto territoriale, senza la necessità di utilizzare metodi violenti. Anche in questo semestre lo spaccio di sostanze stupefacenti ha continuato ad interessare la provincia di Caltanissetta quale destinataria finale delle varie piazze di spaccio rifornite principalmente dai più estesi mercati palermitani, ragusani e catanesi. A tale riguardo nell’ambito dell’operazione “Pollo e cocaina” eseguita il 1° luglio 2021 dai Carabinieri e tesa a contrastare il fenomeno criminale dello spaccio nel circondario gelese è stata disarticolata un’associazione criminale dedita a tale specifico illecito. Il settore delle estorsioni al pari di quello degli stupefacenti rappresenta una fonte di indiscutibile importanza per il sostentamento economico delle famiglie dei mafiosi e dei familiari dei
detenuti. Ne è conferma l’operazione “La bella vita” dello scorso semestre con la quale era stato scoperto l’utilizzo dei proventi delle estorsioni per il mantenimento degli uomini d’onore e degli affiliati al clan detenuti. Anche nel semestre in corso, grazie ad un’indagine della Polizia di Stato conclusa il 1° dicembre 2021 è stata eseguita un’ordinanza di custodia
cautelare nei confronti di un’associazione per delinquere di tipo mafioso riconducibile alla famiglia Rinzivillo di Gela che operava taglieggiamenti ai danni di commercianti gelesi.
Permane nel periodo di riferimento consistente il numero dei danneggiamenti in particolare quelli a mezzo incendio e continua a rappresentare il dato più inquietante quale segno
tangibile di un fenomeno che non accenna a diminuire e che desta sempre più il preoccupato interesse dell’opinione pubblica. Altro dato significativo è rappresentato dalle truffe ai danni dello Stato. Il 6 dicembre 2021, la Polizia di Stato ha scoperto e denunciato oltre 60 soggetti beneficiari del reddito di cittadinanza, che eseguendo transazioni di denaro si appropriavano delle relative somme procurandosi così un ingiusto profitto ai danni dello Stato. Per quanto attiene al contrasto ai patrimoni mafiosi efficace è risultata l’attività condotta dalla associazioni criminali straniere così come invece evidenziato nello scorso semestre si conferma comunque una costante vitalità dello spaccio di droga di soggetti perlopiù di nazionalità nigeriana, tunisina e gambiana. Inoltre la Dia anche nel semestre in esame ha partecipato ai lavori del Gruppo Interforze istituito presso la prefettura per valutare la documentazione di imprese che hanno richiesto l’iscrizione alla “white list” o hanno partecipato a gare pubbliche di appalto. L’esame della documentazione ha permesso di emettere alcuni provvedimenti interdittivi antimafia.
Nel semestre è divenuta irrevocabile la confisca di un patrimonio per un valore stimato di quasi 3 milioni di euro. Il provvedimento ablatorio è stato eseguito nei confronti di un imprenditore di Caltanissetta ritenuto coinvolto in associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, nonché in reati di usura. Il 12 agosto 2021 la Dia ha dato esecuzione alla confisca nei confronti di un soggetto di Gela, “i cui affari imprenditoriali nel settore dell’ortofrutta hanno trovato linfa vitale grazie all’apporto di soggetti di primissimo piano appartenenti alla consorteria criminale mafiosa – clan Rinzivillo”. Il valore
del patrimonio confiscato ammonta a circa 2,5 milioni di euro120. Infine la Dia ha eseguito un decreto di confisca121 a carico di un soggetto ritenuto contiguo ai Rinzivillo di Gela per un valore complessivo di circa 6,5 milioni di euro122. Nel semestre nonostante non si siano registrate importanti operazioni di polizia riguardanti.


Redazione
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