CORONAVIRUS | Parla il medico

Gela: «L’operaio deceduto era mio paziente, diteci la verità sulla morte» Morgana: fare chiarezza sulle cause


di Redazione

Gela: «L’operaio deceduto era mio paziente, diteci la verità sulla morte»
25 Mar 2020

«Diteci la verità». Non è un appello, neppure un hashtag. Ma queste tre parole devono dare un senso ai primi due sospetti decessi per Coronavirus. Uno è un operaio di 43 anni, vita e lavoro nel cuore della Zona Rossa, famiglia e affetti a Gela. L’altro un cinquantottenne da anni residente in provincia di Monza – Brianza. Il più giovane è deceduto stamattina è il suo medico di famiglia, Ignazio Morgana, non si accontenta delle fredde parole comunicate per telefono alla moglie del tecnico gelese. Aveva compiuto 43 anni a gennaio, dopo era tornato a lavoro, nella bassa Bergamasca.

«Hanno detto che è deceduto per arresto cardiaco – dice Morgana – ma io non mi accontento. Diteci la verità. Non voglio allarmare nessuno ma siamo in una situazione difficile». Sospetto caso di Coronavirus anche se né la famiglia, né il medico curante hanno carte ufficiali che lo attestino, l’unica notizia certa risale a una settimana fa. Una comunicazione fatta al medico di Gela dall’ospedale di Bergamo.

«C’era un’ora – dice Morgana – tra le 12.30 e le 13.30 in cui si poteva chiamare per avere notizie. Il numero era perennemente occupato ma nel rispetto della volontà della moglie ho insistito fino al punto di prendere la linea».

La voce al telefono riferiva di un miglioramento.

«Una settimana fa – dice Morgana – mi risulta che non fosse neppure intubato. Il quadro era meno critico tant’è che da un centro di riferimento quale Bergamo, il paziente era in trasferimento a Voghera. Il che faceva supporre una condizione di salute tendente verso il miglioramento. In una settimana la situazione è cambiata in peggio così velocemente fino al decesso».

Morgana, vice presidente nazionale della fondazione scientifica Simg, non ci sta e chiede chiarezza.

Il quarantatreenne gelese pare non soffrisse di particolari problemi di salute.

«Non mi risulta – dice il medico di famiglia – fosse attaccato al respiratore, aveva solo un caschetto dal quale riceveva ossigeno». Lancia questa sorta di hashtag per chiedere risposte. Non soltanto sul caso del suo paziente deceduto a Bergamo, ma pure sull’attuale organizzazione del sistema sanitario per fronteggiare il Coronavirus a livello locale.

«Avevo proposto – dice – livelli di assistenza intermedi, onde evitare di fare accalcare i pazienti verso gli unici sbocchi, che sono ospedale e presidi medici. I miei sono rimasti appelli inascoltati».

E c’è il caso dei pazienti (lui ne ha quattro) che da giorni rispettano responsabilmente la quarantena e adesso chiedono di tornare a casa. Neppure per loro ci sono certezze.

«C’è un’ordinanza – dice Morgana – del presidente della Regione che impone a chi è stato in quarantena di sottoporsi a due tamponi prima di lasciare l’isolamento volontario. A queste persone, se chiamano i numeri di emergenza, viene detto loro di rivolgersi al medico di famiglia. Ma i tamponi devono essere fatti da laboratori, non certo dal medico curante. Insomma tante contraddizioni».

Il cane che si morde la coda. Un’espressione quasi ironica se non fosse che in questi giorni voglia di ridere ce n’è poca. E i medici si trovano a essere l’ultimo avamposto tra paziente ed epidemia.

«E veniamo sommersi – dice Morgana – da e-mail e telefonate dei pazienti senza poter dare risposte».

Insomma, a dirla con le parole del medico, «diteci la verità».

«E dateci anche qualche certezza».


Redazione
Today 24 è un quotidiano on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.

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