Gela, Pasqua sinonimo di pace. La città accompagna il Cristo nella solennità del Mercoledì
di Desideria Sarcuno
«Chi è la nostra pace?» La voce di don Vincenzo Mario Cultraro riecheggia nella notte del Mercoledì Santo, ricorrenza che apre i riti religiosi della settimana dedicata alla passione e risurrezione del Cristo. Una domanda potente, che non può accettare silenzi. I primi a rispondere, tra la folla della piazza, sono i bambini. In prima fila, osservano di fronte a loro le immagini di Cristo e dell’Addolorata, e con le manine giunte, fanno sentire la loro voce.
Solo loro a restituirci il vero significato di queste festività che risiede nella purezza dei piccoli, intatta, limpida come la luna piena di questo primo giorno di processione. «Siamo qui per onorare le nostre radici, le nostre tradizioni pasquali». Queste le parole del sindaco, Terenziano Di Stefano. Al primo cittadino il parroco ha appena donato una palma benedetta, simbolo di pace e fratellanza. «Pasqua – dice Di Stefano nel suo intervento – non è solo una festa, se non ne comprendiamo il vero significato la viviamo a metà. È una parola che indica un passaggio, dall’indifferenza alla cura, dall’odio alla gentilezza. Fermiamoci per riflettere sul significato della passione, per tutte le volte che abbiamo lasciato che l’egoismo inaridisse le nostre strade».


In questi giorni, le vie di Corso Vittorio Emanuele si riempiranno di fedeli che accompagneranno il Cristo nelle tappe della passione, fino al momento della risurrezione.
La prima tappa, la chiesa del Rosario che domani aprirà a partire dalle sei del mattino. Resterà aperta tutto il giorno per il tradizionale bacio dei piedi alle statue sacre. Alle 21 faranno ritorno in chiesa madre, dove rimarranno fino alla mattina del venerdì santo.
La città si prepara a vivere uno dei momenti più significativi della fede cristiana, riscoprendo il cuore vero delle nostre tradizioni.





