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Gela: quando la foto su una lettiga è un atto di barbarie. Fermiamoci un attimo prima


di Giusy Costanza

Gela: quando la foto su una lettiga è un atto di barbarie. Fermiamoci un attimo prima
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25 Apr 2020

Fotografato sulla barella dopo il Tso (trattamento sanitario obbligatorio). E la foto circola da oggi su molti dispositivi, attraverso WhatsApp e altri social. È quello che succede quando si deve far “notizia” a tutti i costi, calpestando finanche la dignità dell’essere umano per inoltrare tramite chat ciò che a certi individui strappa un sorriso.  «Tale chiddru che fini fici» e la frase che fa sorridere alcuni, inorridire altri. La quarantena ci ha cambiati, qualcuno dice che ci renderà migliori, io ne dubito fortemente, come sempre, più di sempre. Mia nonna quando le racconto di come va il mondo più delle volte mi risponde come un mantra, che oggi come non mai, funge da colonna sonora a un momento tutt’altro che facile, mi ripete “figghia mia, ogni testa è un tribunale”. Affermazione che non necessita certamente spiegazioni o traduzioni. Questi lunghi giorni a casa ci hanno in qualche modo costretti a fare i conti con le nostre fragilità, accentuando ed estremizzando atteggiamenti che talvolta non rientrano proprio nella normalità. In questi due mesi sui social o via whatsapp sono stati molteplici i video diventati virali, di personaggi “fuori dalle righe”. E se ogni testa è un tribunale, alcuni sono proprio rebus che per essere risolti, necessitano dell’intervento di un medico.  Succede che arriva un video, fai una risata e con molta probabilità inoltri. Fin qui nulla da eccepire. Scagli la prima pietra chi è senza peccato. Il tizio alla posta, piuttosto che la simpatica vecchietta intervistata.

Si toccano però livelli bassissimi quando una persona viene schernita, derisa e  divulgata di fronte a un crollo psicologico, costretta su un letto d’ospedale perché la mente a un certo punto ha smesso di rispondere alle normali regole del vivere civile, dunque l’unica salvezza è il Tso. Nulla di strano se non fosse che il passante di turno decide di fotografare il paziente in questione.  Succede purtroppo che i social ci hanno trasformato in personaggi a caccia di like dove tutto risulta lecito. Ma non tutto lo è. Succede che in un momento difficile come quello che ha colpito il mondo intero, a tratti pensavo che forse quella strana insegnante chiamata vita, qualche lezione  l’avesse impartita, invece più scorre il tempo più capisci che lo squallore se fa parte del Dna ha preso sempre più piede e lo stesso accade per la sensibilità.  Succede che chi crolla psicologicamente col tempo potrà anche rialzarsi , chi inciampa nello squallore di una foto da inoltrare per accaparrarsi non si capisce bene la simpatia di chi, dubito che possa diventare migliore. Chi però in mezzo allo squallore ci sguazza, pensando di farla franca, ricordi che la vita è maestra. Per la cronaca, abbiamo deciso di non pubblicare quella foto, che avrebbe certamente richiamato qualche attenzione in più. Con la coscienza, per chi ne ha una, non si scherza. Una foto in meno e più umanità, per chi ci crede una preghiera, nulla di più.


Giusy Costanza
Direttrice del periodico «Mad in Sicily» vanta collaborazioni con il Giornale di Sicilia e vari media. Affermata presentatrice di eventi politici, gala e manifestazioni, è anche autrice del romanzo «Non c'è mai fine in amore» (2013 - Ed Betania)