Gela, scacco alla «cricca» dei rifiuti. Due arresti, 18 indagati, vari sequestri
di Redazione

Un business invisibile fatto di lamiere, scarti industriali e fiumi di ferro nero. Un mercato sotterraneo che per anni ha viaggiato sulle strade che collegano Gela a Niscemi, sfidando norme ambientali e protocolli di sicurezza. All’alba di oggi, gli uomini della Guardia di Finanza e i magistrati della Dda di Caltanissetta hanno chiuso il cerchio su un presunto traffico illecito di rifiuti speciali che vede coinvolte decine di persone tra titolari di ditte e dipendenti compiacenti.
L’inchiesta, nata nel 2022, ha portato il Gip nisseno a firmare un’ordinanza di custodia cautelare che scuote il settore del recupero materiali. Al centro della rete, secondo l’accusa, c’è Gaetano Barone, titolare di un centro di raccolta a Niscemi, per il quale si sono aperte le porte del carcere. Il suo impianto, cuore pulsante dell’attività illecita, è stato posto sotto sequestro preventivo. Ai domiciliari è finito invece il gelese Nunzio Alferi, imprenditore la cui ditta – secondo la ricostruzione degli inquirenti – era tra i principali fornitori di materiale ferroso del sito di Barone.
Il meccanismo descritto dalla Procura è quello di una gestione spregiudicata: tonnellate di rifiuti speciali trasportate e stoccate senza autorizzazioni, o in totale difformità rispetto ai permessi ottenuti. Un monitoraggio capillare ha permesso di documentare una lunga sequenza di violazioni che non riguardano solo la burocrazia, ma la tenuta stessa dell’ambiente.
L’ombra dei clan ha aleggiato a lungo sulle indagini. Gli investigatori avevano ipotizzato un interesse diretto della criminalità organizzata, puntando i fari sulla famiglia Alferi di Gela. Tuttavia, il Gip, pur confermando l’impianto accusatorio sul traffico di rifiuti, non ha riconosciuto la contestazione mafiosa, ritenendo non sussistenti gli elementi per l’aggravante.
Il bilancio dell’operazione è imponente: 47 posizioni al vaglio tra Gela, Niscemi, Catania e Licata. Oltre ai due arresti principali, il giudice ha disposto obblighi di firma, divieti di dimora e l’interdizione dall’attività imprenditoriale per altri 18 indagati. Per i restanti profili, il Gip non ha ravvisato elementi sufficienti a giustificare misure cautelari. Su Gaetano Barone pende inoltre l’accusa di tentata estorsione, un tassello ulteriore in un mosaico giudiziario che restituisce l’immagine di un settore, quello dei rifiuti ferrosi, ancora troppo permeabile all’illegalità.





