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ORDINANZA | Tentato omicidio

Gela: lo speronamento con l’auto, poi la vendetta a colpi di pistola. I carabinieri eseguono due arresti


di Redazione

Gela: lo speronamento con l’auto, poi la vendetta a colpi di pistola. I carabinieri eseguono due arresti
cronaca
6 Ott 2021

Per vendicarsi dello zio che lo aveva investito con l’auto e poi colpito con una grossa catena, ha deciso di agire armato di pistola, sparando per vendetta a una donna del gruppo «nemico». I due protagonisti, Benedetto Giuseppe Curvà, 35 anni e Crocifisso di Gennaro di 40, nipote e zio, rispettivamente pistolero e investitore, sono stati arrestati stamattina dai Carabinieri del Reparto territoriale di Gela. Altre due persone, vicine al trentacinquenne, sono state raggiunte dal divieto di avvicinamento alla persona offesa, accusati di aver intimorito un testimone affinché rendesse falsa testimonianza. Nel capo d’accusa sono rubricati a vario titolo e con differenti gradi di responsabilità, i reati di tentato omicidio, porto abusivo di arma da sparo e intralcio alla giustizia. L’episodio matura in un contesto di conflittualità tra due diversi gruppi familiari, tra loro legati da stretti vincoli parentali. Una vicenda che varca i confini dell’assurdo, si nutre del degrado che regna in molte sacche della città e sfocia in violenza e furia cieca. Fatti «caratterizzati – dice il procuratore Fernando Asaro, a capo delle indagini – da un diffuso senso di omertà e dall’abitudine a farsi giustizia da soli che caratterizza certi ambienti di Gela».

La scena del crimine si svolge il 2 maggio scorso, in due diverse zone della città, non molto distanti, tra San Giacomo e il quartiere Baracche.

Il trentacinquenne Benedetto Curvà si aggira in sella a un vecchio scooter quando viene travolto da un suv Bmw alla guida del quale c’è Di Gennaro. Lo schianto avviene in fasi concitate, con due tentativi di speronamento, avvenuti sotto gli occhi atterriti di alcuni residenti. Dall’auto scende lo zio che completa la spedizione punitiva usando una catena come frusta, colpendo più volte il nipote. Poi si allontana dalla scena mentre il giovane, seppure contuso, si rialza e cerca di colpire l’auto dello zio con un pezzo del rottame dello scooter.

Poco dopo – secondo la ricostruzione degli investigatori – Curvà matura il desiderio di vendetta. Poco dopo, infatti, accade il secondo e più grave episodio. Il giovane si arma di pistola e si sposta in via Annibal Caro dove esplode colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di Dorotea L., cugina acquisita. La donna che è alla finestra, si accorge appena in tempo dell’uomo armato e si sposta repentinamente evitando i copi di pistola che per fortuna vanno a vuoto.

Le pattuglia del reparto territoriale dei Carabinieri si portano sul posto e avviano le indagini. E riescono a ricostruire l’intera scena del crimine, grazie anche alle immagini riprese da alcune telecamere di sorveglianza installate in zona.

Stamane si è svolta la conferenza stampa, negli uffici giudiziari di Gela, presieduta dal procuratore capo Asaro. Presente il nuovo comandante provinciale dell’Arma, colonnello Vincenzo Pascale e il comandante del Reparto territoriale, tenente colonnello Ivan Boracchia.

«Tutto questo caso si verifica in un diffuso senso di omertà – dice il procuratore Asaro – tant’è che la denuncia dell’episodio in danno della famiglia della ragazza interviene soltanto molte ore dopo il fatto. Va evidenziato che siamo in una domenica mattina, quella dello scorso 2 maggio, quindi in pieno giorno, in una zona frequentata, dove un’auto a tutta velocità insegue uno scooter, con a bordo una persona, come descritto dalle immagini. Successivamente l’automobilista investe l’altra persona per due volte per poi picchiarlo con una catena. Dopodiché la vittima va a sparare all’indirizzo di un’abitazione. Tanta gente per strada, tanti testimoni ma come al solito c’è tanta omertà. Non è la prima volta. Ci confrontiamo con attività che poi acquisiamo attraverso lo sforzo degli organi investigativi, in questo caso dell’Arma dei carabinieri, a cui magari si lega qualche testimonianza, ma che non va ad aggiungere nulla alle indagini e le integra soltanto».


Redazione
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