Gela, un medico in più al pronto soccorso. Ma l’assegnazione sarà solo per 30 giorni
di Redazione

Ai tempi della Prima Repubblica, del Doroteismo e della politica dal lessico raffinato, l’avrebbero chiamato pannicello caldo. L’Asp, dopo quasi un mese di proteste e a tre giorni dalla visita dell’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, ha deciso di inviare un medico in distacco temporaneo per dare una mano agli ultimi «giapponesi» rimasti a tenere in piedi la roccaforte: il Pronto Soccorso. La dottoressa Roberta Leonardi, in servizio all’ospedale Sant’Elia, sarà distaccata sin da subito al «Vittorio Emanuele». Un provvedimento a tempo, per 30 giorni, sino al 27 settembre. La montagna ha partorito il topolino? Il tutto detto, ovviamente, con il massimo rispetto per le persone interessate. La metafora è infatti riferita alla macchinosità della politica, alla limitata rosa di opzioni e risorse disponibili.
Nella lettera di trasferimento si fa esplicito riferimento al fatto che presto, grazie alle selezioni in corso, altri medici dovrebbero arrivare al pronto soccorso di Gela. Ecco perché l’assegnazione del nuovo medico durerà solo un mese. Ma siamo certi che andrà così, che arriveranno altri medici? Speriamo.
Una riflessione, però, vogliamo lasciarla ai lettori. È una considerazione meramente numerica e senza pretese. Nel capoluogo c’è un ospedale di riferimento regionale, con un pronto soccorso importante, che però fa un numero di accessi di gran lunga inferiore rispetto a quelli del «Vittorio Emanuele». È sempre stato così, sono numeri consolidati. Eppure, per stessa ammissione della direzione generale dell’Asp, al «Sant’Elia» attualmente operano 10 medici di struttura, tre medici specializzandi e dieci medici con rapporto da liberi professionisti. Totale 23. A Gela sulla carta dovrebbero essere 14 medici oltre al primario. In realtà oggi operano solo due medici, primario incluso, e 8 liberi professionisti che però «garantiscono – per stessa ammissione dell’Asp – la presenza di un numero di ore molto inferiore rispetto alle 38 ore settimanali assicurate dai medici a tempo pieno».
A conti fatti a Gela opera meno di un quarto dei medici di struttura e la metà circa tra tirocinanti e liberi professionisti rispetto a quelli del capoluogo. E allora la domanda resta una sola: perché?
Detto questo, da cittadini, non possiamo che ringraziare per l’invio di un unico medico e per un solo mese: meglio questo che il nulla.











