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Riflessione

«Ho avuto paura…»


di Emanuele Artale

«Ho avuto paura…»
rubrica
26 Nov 2020

Cos’è la paura? “La paura è un’emozione che serve per riconoscere un pericolo” (Paola Carosio) ed è un sentire insito nell’esistenza umana sia quando l’uomo deve affrontare le tappe fondamentali della vita sia quando esso si trova a vivere la stessa in modo ordinario.
Si pensa che la paura nasca da bambini, probabilmente dal considerare il padre una figura severa e molto pretenziosa. Tale figura, così percepita, potrebbe innescare nel bambino grande apprensione e ansia.
Quale dinamica vive il pauroso? Tutte le questioni della vita debbono essere risolte da un’autorità esterna ed egli deve limitarsi solo a ubbidire a tutte le richieste che gli vengono poste. Il pauroso non prende iniziative, demanda la responsabilità ad altri, è molto cauto, non deve sbagliare, ma spesso non pensa che “non prendere una decisione è una decisione”.
In via ordinaria, questo periodo di pandemia, caratterizzato da restrizioni e limitazioni, ci porta a sperimentare e a vivere in modo concreto ed esistenziale la paura: siamo di fronte ad un’autorità esterna a noi (il Coronavirus) che ci limita nei movimenti, nei rapporti, ma soprattutto condiziona il nostro pensiero sulle cose e sulle persone, inoltre, ci costringe ad ubbidire a tale situazione.
Cosa fare per “sopravvivere” alla paura di questo momento storico? Penso sia fondamentale affrontare la realtà esterna del Coronavirus riflettendo sul fatto che, le leggi date in questo periodo e la stessa situazione sanitaria, potrebbero essere considerate un mezzo e un tramite per migliorare la qualità della nostra vita. In questa ottica, la paura cede il posto ad una realtà che indica audacia e coraggio.
Nella Sacra Scrittura, Adamo sperimenta la paura dinanzi alla voce di Dio che lo chiamava nel momento della disobbedienza; l’evangelista Matteo, nella parabola dei talenti (Mt 25, 14-30), narra del servo che riceve un solo talento dal suo padrone e per paura lo nasconde sottoterra per restituirlo al suo ritorno così come gli era stato consegnato. La paura nei confronti del padrone severo e duro, lo paralizza e lo blocca in qualsiasi iniziativa personale: non è capace di moltiplicare il talento ricevuto perché ha chiara l’idea di essere dinanzi a un padrone che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso.
Come Adamo e come il servo della parabola dei talenti, cadiamo nella paura nel momento in cui ci facciamo un’idea sbagliata di Dio e lo consideriamo un padrone duro e severo a cui ubbidire invece che un Padre da amare. Per paura di un Dio cattivo, ci allontaniamo e ci nascondiamo da lui, finendo nella morte. Nella fiducia di un Padre che per amore ci coinvolge e ci affida ciò che è suo, siamo liberi di agire secondo la sua volontà.
E in questo momento storico, dettato da ansie e paure, l’unica realtà che ci guida è Dio che si mostra sempre il Padre premuroso che infonde amore e libertà poiché suoi figli.


Emanuele Artale
Frate minore cappuccino dal 2004, sacerdote dal 2015. Ha compiuto la formazione religiosa come postulante nel convento di Ragusa, come novizio nel convento di Nicosia, postnovizio nel convento di Modica, studente di teologia presso la Facoltà teologica di Sicilia a Palermo. Dal dicembre 2015 espleta il suo servizio religioso nella casa circondariale di Gela, dove nel gennaio 2017 è stato nominato cappellano dal vescovo, Rosario Gisana