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Riflessione

La parabola del fico sterile


di Giuseppe Aquila

rubrica
15 Apr 2020

6 Disse anche questa parabola: “Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7 Allora disse al vignaiolo: Ecco sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8 Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9 e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”.
La terza pericope presenta la parabola del “fico sterile” (che non produce frutti).
Questa parabola viene anche chiamata “la parabola della pazienza di Dio”. Per evitare malintesi diciamo: quando si parla della pazienza di Dio non deve intendersi la pazienza come debolezza di Dio, bensì come salvezza di Dio (cf. 2Pt 3,15).
La prima cosa da notare è che subito appare un padrone (Dio-Gesù Cristo), una vigna (la Chiesa, intesa come popolo di Dio, i cristiani) e un vignaiuolo (l’incaricato di coltivare la vigna, il catechista). Questi che sono venuti per visitare la vigna; se mai fosse necessario qualche intervento perché produca più frutto. Ora sembra che questa visita veniva fatta ogni anno.
Secondariamente appare un numero (tre). Dice infatti: <>.
La nota della Bibbia di Gerusalemme al v.13,7, dove parla di tre anni, dice: “è forse un’allusione alla durata del ministero di Gesù, come risulta dal quarto Vangelo”.
Visto che il fico non produce frutti, il padrone ordina al vignaiuolo di tagliarlo. Questi, che risulta essere più tecnico del padrone, gli chiede una pausa di attesa (un anno) per capire il perché della mancata fruttificazione. Questo perché si rende conto che anche lui ha una certa responsabilità, nel senso che sono tre anni che l’albero non fruttifica e lui non ha preso provvedimenti. Infatti zappare la terra attorno all’albero e concimarlo è una cosa che avrebbe dovuto fare subito dopo il secondo anno di mancata fruttificazione.
Alla fine il vignaiuolo dice che se, anche dopo il suo intervento migliorativo, il fico non produce frutti, lo taglierai. Forse saremmo più propensi ad accettare “lo taglierò” perché il comando di tagliare lo ha ricevuto; dunque faccio la prova, se non riesce lo taglierò.
Ma nella chiesa non così: Chi pianta e chi sradica è lo Spirito Santo, il vignaiuolo è solo l’esecutore. Dunque l’ordine di tagliare il fico, se dopo la cura continua a non portare frutto, deve essere ridato dal Padrone della vigna.
Per questo v’invito a rileggere l’intercessione del vignaiuolo: “Padrone, lascialo ancora quest’anno affinchè io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”. Concludendo:
A) E’ il padrone che cerca frutto.
B) E’ il padrone che ordina di tagliare il fico.
C) E’ il padrone che accetta il consiglio del vignaiuolo (lascialo).
D) E’ il padrone che constaterà, insieme al vignaiuolo, se porta frutto: vedremo.
E) E’ il padrone che dovrà ordinarne di nuovo il taglio (lo taglierai).
I frutti del fico sono dunque i frutti che il Signore si aspetta che producano i cristiani. Ora risulta che il frutto del fico è dolcissimo, gustoso, piacevole anche allo sguardo. I cristiani sono produttori di questo frutto perché sono figli adottivi dell’unico Padre, che è Dio. Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza, vale a dire con le sue stesse caratteristiche.
Questa figliolanza l’abbiamo ricevuta mediante il battesimo. E’ proprio in base a questa figliolanza che abbiamo diritto alla vita eterna. Ma l’uomo, povero e peccatore, che cosa deve fare? Deve Amare Dio, con tutta la mente, con tutte le sue forze e con tutto il suo cuore, e amare il prossimo come se stesso. Dice la Scrittura: <> (Lc 10,28).
Ora amare Dio risulta a prima vista più facile, ma amare il prossimo, anche quando diventa nemico, risulta quasi impossibile.
Allora i frutti che il Signore viene a cercare sull’albero del fico piantato all’interno della sua vigna sono “la non resistenza al male”, “l’amore al nemico”. I Cristiani fanno le cose straordinarie, proprio perché lo Spirito di Gesù Cristo risorto abita in loro; le ordinarie possono farle tutti.
I fatti che accadono attorno a noi, prima che accadono, devono essere permessi da Dio. Anche il demonio chiede permesso a Dio prima di andare a tentare qualcuno (cf. Gb 2). Un noto detto, afferma: “non si muove foglia che Dio non voglia”.
Sempre il Signore attraverso eventi, anche spiacevoli, viene a visitare i suoi figli per cercare frutti di vita eterna. Qualcuno potrebbe chiedere: “Quando Signore sei venuto a cercare frutti e non ne hai trovato?”. E il Signore potrebbe rispondere: “Ti ricordi quando hai avuto quell’incidente stradale e ti hanno sfasciato la macchina? La ragione era dalla tua parte, l’altro aveva torto marcio. Tu sei diventato un lucifero, a momenti l’ammazzi. Non ti ricordi? Ero io che ero venuto a cercare frutti di non resistenza al male”.
Certo possiamo dire “ma la ragione era mia”. E’ chiaro che hai ragione ma il frutto cristiano è soffrire l’ingiustizia proprio quando si ha ragione, come ha fatto Gesù Cristo. Allora possiamo dedurre che per il cristiano in tutti i fatti, che gli capitano, c’è il Signore che sta cercando frutti di “non resistenza al male”.
Dice il CCC (Catechismo della Chiesa Cattolica) al numero 312: Così col tempo si può scoprire che Dio, nella sua provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato dalle sue creature. Dice Giuseppe ai suoi fratelli: “Non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio; ….se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire ad un bene… per far vivere un popolo numeroso (Gen. 45,8; 50,20).


Giuseppe Aquila
Giuseppe Aquila, 81 anni, sposato con Giovanna, diacono della Diocesi di Piazza Armerina dal 1999. Dalle campagne di Scicli viene a lavorare negli impianti di raffinazione Eni. Guidato da monsignor Grazio Alabiso conosce la fede da cui nasce la passione per le Sacre Scritture. In pensione dal 1994 dedica la sua vita alla famiglia e alla Chiesa. A servizio della Caritas, del vescovo e dei poveri