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Politichese e lessico del nuovo millennio


di Eugenio Catania

opinioni
19 Dic 2019

È sempre necessaria l’istituzione di “una cabina di regia” ovvero di “una tavola rotonda” in questa Città, in cui nonostante tutto siamo sempre impreparati alle “sfide del nuovo millennio”. Queste alcune delle frasi della politica locale costantemente impegnata nel cercare l’uscita ad effetto sulla stampa, spesso e volentieri per puro personale narcisismo. Qualcuno, addirittura si lancia in accorati appelli “alla fiducia nelle istituzioni” e perché no “al bene della Città”, magari “superando gli steccati politici”. Non parliamo della presentazione delle mozioni in consiglio comunale esaltate al livello di una riforma costituzionale con tanto di intervista al promotore, sottovalutando il fatto che si tratta di atti non vincolanti e dal contenuto spesso risibile, dalla sistemazione dell’aiuola allo spostamento del passo carrabile. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di una progressiva degenerazione della politica e della classe dirigente non solo della nostra Città, ma dell’intero Paese. Noi che siamo ai margini della politica nazionale vediamo i frutti di questa degenerazione, la politica non viene fatta con l’applicazione di teorie economiche-sociali più o meno accreditate e condivise, ma con l’uscita mediatica, spesso e volentieri sconclusionata. Ultimamente in Città il déjà vu del taglio dei 33 milioni di euro dei fondi per il patto per il sud, glissando sul silenzio dei partiti di maggioranza del governo regionale, si è utilizzato un altro evergreen del politichese parola chiave “burocrazia”. A contorno i referenti dei partiti della maggioranza regionale a Gela hanno parlato di “Governo regionale non nemico della Città” e pronto a finanziare i progetti tagliati (ma se è pronto perché tagliare?). Ovviamente da qui, parte la necessità ovvia ed impellente dell’istituzione di “un tavolo tecnico” o di una “consulta” oppure se non bastasse di “una commissione d’inchiesta” per seguire l’iter dei fondi per il patto per il sud e quindi una serie di provvedimenti straordinari per esigenze ordinarie. Se poi questo non bastasse una frase ad effetto, ad esempio quella su un territorio “trattato come bancomat politico elettorale” potrebbe essere buona per guadagnare qualche mese di galleggiamento politico-amministrativo e magari qualche pagina sul giornale locale. Quindi, l’ultima mutazione del politico è il suo diventare social quindi immateriale, consapevole di non avere un’idea da applicare per mutare la realtà. Il politico utilizza i social per realizzare l’auto-intervista realizzata rigorosamente con lo smartphone di ultimo modello, in cui nella migliore delle ipotesi diventa moderno Maisaniello dell’istituzione che lui stesso rappresenta. Quello che viene fuori almeno per chi scrive è di una politica rassegnata alla sua incapacità di avere idee per ridisegnare una nuova società ed accetta immutabili i vari accadimenti dal taglio dei fondi del patto per il sud a qualsiasi altra cosa. E continuiamo così, con una frase ad effetto un titolone sul giornale locale per tirare avanti un altro paio di mesi in quello che sembra un continuo galleggiamento.

Ma questa Città può continuare così?

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Eugenio Catania
Avvocato con esperienza pluriennale nel contenzioso Civile, Tributario e Amministrativo. Passato da editore di una rivista online e di collaboratore di diverse testate di informazione. È stato componente di segreterie tecniche, dirigente di partito, assessore comunale. E anche fondatore di movimenti populisti ante-litteram, come «Gela Brainstorming».