L’indagine sulla multiservizi del Libero consorzio. C’è un «buco» che sfiora quota 900 mila euro
di Redazione
Non è ancora chiaro se vi siano già dei nomi di soggetti indagati nel fascicolo aperto dalla Procura del capoluogo sulla gestione della «Caltanissetta Service», la multiservizi del Libero consorzio, che ne detiene in 100 per cento delle quote. Ieri mattina, negli uffici dell’ex Provincia, si sono presentati i militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, esibendo una lunga richiesta di documenti. L’attenzione dei militari sarebbe puntata sugli aspetti economico gestionali dell’ente, con specifico riferimento alla propria società controllata, attenzionando quasi 10 anni di attività, dal 2016 allo scorso anno. L’analisi del materiale cartaceo e digitale richiesto mira a riscontrare le ipotesi investigative nate a seguito di recenti esposti su presunte anomalie nei bilanci. Al centro delle verifiche c’è la delicata situazione finanziaria della multiservizi deputata alla manutenzione di scuole, strade provinciali e servizi tecnologici. Un disavanzo di quasi 900 mila euro accertato dalla nuova governance della società, guidata dall’amministratore unico Luigi Tricoli. Non solo il deficit ma anche una situazione gestionale con diverse anomalie quella riscontrata dal manager e sulla quale sembra si sia puntata l’attenzione dell’ente. Mancava il contratto di servizi, sottoscritto solo nell’aprile 2025. Inoltre non veniva attuato il cosiddetto controllo analogo, procedura che consente l’indirizzo dell’ente di riferimento, quindi il Libero consorzio, e garantisce una maggiore linearità nella gestione.
Sul buco da quasi 900 mila euro il Libero consorzio aveva proposto un piano di ricapitalizzazione, poi arenatosi in consiglio provinciale. Adesso è in corso una ulteriore ricognizione del deficit che potrebbe far salire l’asticella oltre al milione di euro. Intanto il presidente del Libero Consorzio, Walter Tesauro, ha chiesto un parere tecnico a un professionista esterno. Le prossime ore saranno decisive per capire se i primi riscontri sulle carte sequestrate porteranno all’individuazione di condotte penalmente perseguibili ed eventuali persone indagate.









