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L’odissea di cinque operai di Niscemi e Gela, bloccati ai traghetti per quasi tre giorni


di Alberto Drago

L’odissea di cinque operai di Niscemi e Gela, bloccati ai traghetti per quasi tre giorni
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29 Mar 2020

Dopo oltre 72 ore sono tornati in Sicilia. Hanno vissuto diversi momenti di tensione con le forze dell’ordine, d’angoscia, ansia, stanchezza, crisi di nervi e speranza i  siciliani di ritorno dall’Estero, fra i quali  i due cognati di Niscemi, Salvatore Cannizzo, 35 anni (ex vigile del fuoco volontario) e Salvatore Spartà, 45 anni (nella foto). Hanno atteso invano per oltre 72 ore a Villa San Giovanni di traghettare lo stretto per rientrare in città e ricongiungersi con le famiglie. Una situazione che poi si è sbloccata. E noi vi raccontiamo la loro storia, adesso che i due operai hanno potuto tirare il fiato. Ovviamente con la volontà dei due operai niscemesi che avevano da tempo segnalato il loro rientro al sindaco Massimiliano Conti e alle autorità sanitarie, di sottoporsi per 14 giorni in rigoroso stato di quarantena in alloggi diversi dalle loro abitazioni di residenza  e lontano dai propri cari. 

Enormi sono state il quelle ore le preoccupazioni dei familiari di Salvatore Cannizzo e Salvatore Spartà. I due operai niscemesi, a settembre erano andati a lavorare in Francia alle dipendenze di una società che bonifica le aree inquinate dall’amianto.

Con il propagarsi dell’infezione del Covid-19 anche in Francia, l’impresa  dove lavoravano Cannizzo e Spartà, ha chiuso i cantieri di lavoro e posto in cassa integrazione tutto il personale. Non avendo nemmeno più dove alloggiare dato che gli alberghi francesi sono stati individuati per l’accoglienza dei contagiati dal Coronavirus, i due operai niscemesi insieme ad altri tre colleghi di Gela, Giuseppe, Maurizio e Daniele Tandurella,  e due di Agrigento, su indicazione del Consolato italiano, sono partiti in aereo dalla Francia ed hanno fatto scalo a Roma.

Dalla capitale i 7 operai siciliani hanno noleggiato un furgone e lunedì scorso erano arrivati a Villa San Giovanni senza potere più traghettare. Il grande paradosso è che altri colleghi di lavoro partiti dopo di loro dalla Francia, sono stati più fortunati, poiché sono riusciti a trovare voli diretti a Catania e Palermo. Molti di loro infatti si trovano già a casa in Sicilia posti in rigoroso stato di quarantena e lontano dalle famiglie. La disavventura di Salvatore Cannizzo e Salvatore Spartà è stata particolarmente seguita  dal sindaco, Massimiliano Conti, il quale nei giorni scorsi aveva annunciato il rientro in città di circa 130 operai dipendenti delle ditte che effettuano in Francia lavori di bonifica dall’amianto, alcuni dei quali sarebbero già sottoposti dalle autorità sanitarie in rigida quarantena. Le mogli dei due operai niscemesi, Vincenza ed Emanuela Moscato fortemente angosciate avevano affermato di avere una seconda casa dove i coniugi potevano sottoporsi in quarantena lontano da loro e dai figli  senza contagiare nessuno qualora avessero contratto l’infezione. Salvatore Cannizzo in una diretta Facebook da Villa San Giovanni aveva riferito di avere trovato un accordo per sottoporsi insieme agli altri siciliani ed al cognato in quarantena in un albergo di Villa San Giovanni così come gli era stato proposto. Invece a dire di Cannizzo, anziché nell’albergo si sono tutti ritrovati in una cucina da campo militare e con le coperte consegnate dalla protezione civile.

“Ci siamo sentiti tutti sotto sequestro”, racconta Cannizzo, ”lasciati al freddo, esposti alla pioggia, costretti a dormire nelle auto  e senza alcuna possibilità di lavarci. Ci hanno detto che il presidente della Regione ed il sindaco di Messina non ci volevano e noi abbiamo così dato mandato all’avvocato Macrì per tutelarci da quello che abbiamo subito. E’ certo che abbiamo vissuto una disumana e traumatica esperienza”.


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.