Mazzarino, Faraci non molla e rilancia dal palco. «Fatto tanto, merito di restare al mio posto»
di Redazione
Non si dimette, semmai rilancia, il sindaco Domenico Faraci. Anzi, non esclude di ricandidarsi qualora dovesse andare in porto la mozione di sfiducia presentata da sette consiglieri comunali, accreditata di almeno altri tre o quattro voti. Un quorum sufficiente a mandare a casa prematuramente, dopo appena due anni, il primo cittadino. Ma Faraci, «l’uomo libero in rivolta», si è mostrato battagliero nel comizio da poco concluso di fronte a alla piazza che ha accolto il suo invito. Un intervento nel corso del quale il sindaco si è tolto più di un sassolino dalle scarpe.
Qualcuno ipotizzava le dimissioni, un coup de théâtre, direttamente dal palco. Ma il capo della giunta dice di non averci mai pensato. Al contrario, rilancia e non esclude, in caso di sfiducia, di accettare una nuova sfida elettorale: «Del resto me lo meriterei — dice sorridendo a fine comizio — non fosse altro per i risultati che ho ottenuto. Quando sono arrivato, due anni fa, ho trovato il deserto: un Comune in grosse difficoltà, criticità di personale, di organizzazione ed economico-finanziarie. Eppure, di strada ne abbiamo fatta. Quasi 15 milioni di finanziamenti in due anni, una strada interpoderale da 4,2 milioni di euro, un secondo progetto da 1,3 milioni. E poi un milione per un edificio scolastico comunale, 888 mila euro per la mensa. E ancora, interventi sulla viabilità, semafori, Ztl e altre opere pubbliche minori. Quindi penso che meriterei di ricandidarmi, ma è prematuro. Prima vediamo come va il dibattito in aula, poi eventualmente ci sarà la pausa del commissariamento».
Una frecciata diretta agli avversari, accusati – a suo dire – di avergli fatto terra bruciata perché personaggio antisistema e fuori dagli schemi politici convenzionali.
«Provano a farmi fuori – attacca il sindaco – con una mozione di sfiducia senza capo né coda: ventiquattro pagine scritte con l’intelligenza artificiale. Ma non sono quelli i veri motivi. Il problema è che vogliono togliersi di mezzo un sindaco scomodo. Tra sanità, rifiuti, cimitero e anche la connivenza di qualche dipendente comunale “amico loro”, hanno provato a bloccarmi. Ma io tengo botta, non mi dimetto e sto al mio posto con senso di responsabilità rispetto ai cittadini. Voglio vederli in aula».
Da qui l’appello alle forze responsabili tra i consiglieri che non hanno firmato il documento di sfiducia: «Mi rivolgo a chi, con senso del dovere, non vuole l’interruzione dell’attività amministrativa. Si facciano avanti se hanno a cuore le sorti della nostra comunità, non per salvare Mimmo Faraci, ma per evitare che questa scelta sbagliata cada sulle spalle dei cittadini. Sarebbe un grave errore interrompere un mandato elettivo che può portare importanti risultati. Ci sediamo, stabiliamo tre o quattro punti programmatici e dopo sei mesi facciamo una verifica. Se è andata bene si continua, in caso contrario andiamo tutti a casa».
Questo appello verrà raccolto? Lo scenario appare difficile, ma la risposta arriverà nei prossimi giorni. Faraci lascia comunque la porta aperta per le prossime tre settimane. La data del Consiglio comunale per discutere la mozione di sfiducia dovrebbe infatti cadere nella seconda decade di luglio: solo allora i cittadini conosceranno il destino del sindaco e della giunta comunale.









