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ALLARME CORONAVIRUS | Caso stamane in un istituto comprensivo

«I miei figli mandati via dalla scuola perché il padre lavora nel Nord Italia» Gela vive una psicosi senza fine


di Redazione

«I miei figli mandati via dalla scuola perché il padre lavora nel Nord Italia»
27 Feb 2020

Cancelli chiusi e ordine tassativo – ai genitori – di tornare a scuola e «ritirare» i figlioletti (di 12 e 10 anni) dalla classe. Storie di follia collettiva nei giorni del Coronavirus. E se l’Organizza Mondiale della Sanità parla di epidemia in calo, con numero dei contagi e delle vittime in flessione in Cina, terra del primo focolaio, da noi la psicosi è oramai inarrestabile. Tanto che stamattina, in due scuole della città, si è verificato un mezzo putiferio. Il dirigente scolastico, stante al racconto dei genitori, dopo aver chiesto a uno degli alunni se “papà fosse rientrato dal Nord Italia”, avuta risposta affermativa ha subito fatto chiamare la famiglia per venire a prendere urgentemente i bambini. Mamma Irene, stamattina, era veramente amareggiata.

«I miei figli – racconta – discriminati perché il papà lavora fuori. Una storia alla quale non riesco ancora a credere».

La scuola è stata irremovibile: divieto di partecipare alle lezioni e anzi l’invito di rimanere a casa in quarantena, sia per il maschietto di 12 anni, che frequenta la Media che per la bambina di 10, alunna della Primaria.

Ora, giusto e giustificato l’allarme sociale. L’epidemia è seria e non c’è da scherzare. Ma il troppo, forse è meglio evitarlo.

A scuola, qualche ora dopo, è andato anche il papà, Stefano, un operaio specializzato guardato con «sospetto» solo perché tornato tre giorni fa dalla Lombardia.

Dopo una discussione – pare anche un po’ a muso duro – la situazione pare abbia preso una piega diversa.

La famiglia ha spiegato alle autorità scolastiche che papà Stefano non lavora in uno dei comuni della zona rossa e che a lui la sua ditta, prima di mandarlo a casa, ha chiesto saggiamente di osservare una decina di giorni abbondanti di quarantena volontaria. Seppure non fosse necessario.

«Sono rimasto a casa dieci giorni – racconta Stefano – poi sono rientrato a Gela tre giorni fa, il periodo di quarantena è abbondantemente superato. E io sto bene, anzi benissimo. Mai una linea di febbre, mai uno starnuto. Il dirigente scolastico mi ha assicurato che domani i miei figli entreranno regolarmente a scuola. Io sono qua, domani accompagnerò i miei bambini a scuola. E se ci saranno ancora problemi farò sentire le mie ragioni nelle sedi opportune».


Redazione
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