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CORONAVIRUS

«Mio padre, mia madre e i miei fratelli tutti contagiati», ragazza di Gela racconta la battaglia contro il virus


di Redazione

«Mio padre, mia madre e i miei fratelli tutti contagiati», ragazza di Gela racconta la battaglia contro il virus
cronaca
13 Apr 2020

Pasqua è un giorno di rinascita, soprattutto per chi crede e consegna al suo Dio i desideri e le preghiere. Per la famiglia di Paola, per suo marito, Marco, i loro figli piccoli, una famiglia di Gela, sono stati giorni da incubo. E solo adesso le cose vanno un po’ meglio e le preghiere sembrano esser state ascoltate. Il papà di Paola sta meglio. Ma lei, bloccata a Gela, non ha potuto che assisterlo al telefono. Anche quando le cose si stavano mettendo male, poiché il contagio si era esteso agli altri familiari (vivono in Sicilia, in altra provincia). E lei si è sentita lontana. Angosciata e impotente.

«Tutto – racconta – è nato a inizio del mese scorso. Un collega di lavoro di mio padre è rientrato da un convegno medico nella Zona Rossa. Ovviamente inconsapevole della minaccia che stava per abbattersi sul nostro Paese è tornato a lavorare. I miei genitori operano nella stessa struttura. In pochi giorni metà dei colleghi era stata contagiata, tra cui i miei genitori».

Papà ha 62 anni e non soffre di particolari patologie e questo l’ha aiutato. Ma l’attacco del SarsCov2 è stato veemente.

«Ha iniziato – dice Paola – ad avere forti mal di testa, dolore alle ossa e un senso di affanno. Poi è partita pure la febbre e la tosse. Il tampone è stato subito positivo e ci sono stati giorni in cui ho sofferto tanto, temendo il peggio. Mi sono aggrappata all’affetto di mio marito, dei miei bambini».

Il marito, Marco, è un ragazzone di un metro e 85, la roccia di casa.

«Sei lontano – dice – senza armi per combattere questo nemico. Le condizioni di mio suocero per giorni sono state critiche anche se non tanto da indurre i medici al ricovero in Terapia intensiva. Respirava a fatica ma respirava. Immagino che se quelli come lui vanno curati a casa quali devono essere le condizioni di chi va ospedalizzato. Per questo se vedo immagini di gente che fa il barbecue sul terrazzo e si ammassa penso: ma cos’hanno in testa? Non voglio giudicare, dico solo che quando accade di conoscere da vicino il coronavirus, assumi un’altra consapevolezza. Se ti tocca negli affetti capisci quanto gravi possano essere le conseguenze del contagio».

Già, perché per la famiglia di Paola non è finita. Papà sta molto meglio, il peggio è passato. Aspetta solo di uscire dalla sieropositività. Attende l’ultimo tampone e poi potrà tornare a una vita normale. Ma adesso sono le condizioni di sua moglie a preoccupare. Pure lei collega dell’involontario untore ha preso la malattia, seppure in ritardo. I sintomi sono più lievi rispetto a quelli del marito e in famiglia sperano che non si aggravino perché la signora è un soggetto più fragile. Contagiati ma asintomatici o lievemente sintomatici i fratelli di Paola. E lei, da Gela, a distanza di chilometri e senza poter raggiungere la casa paterna a causa delle restrizioni e del rischio di contagio, sente il peso dell’angoscia come un macigno da portare sulle spalle.

«Prego Dio – dice con la voce rotta dall’emozione – che tutti loro ne escano al più presto». È una ragazza forte, ha un compagno di vita che la sostiene. Una splendida famiglia che oggi possiamo dire l’ha pure scampata. Sì, pure loro hanno rischiato. Erano andati dai genitori (vivono in una città vicina) qualche settimana prima del contagio. Loro e i tre bambini. Per fortuna il virus non aveva ancora alzato la testa in Sicilia. E il collega dei suoi genitori non era stato ancora al convegno in Zona Rossa.

«L’abbiamo scampata, sì – ammette – e speriamo che questo incubo finisca presto».

La storia di Paola, Marco, racconta quanto contagioso e aggressivo possa essere il virus. Nell’abitazione dei genitori non ha fatto prigionieri: quattro contagi su quattro.

E questa vicenda, nella quale per privacy solo i nomi sono di fantasia, mentre il resto rappresenta un fedele resoconto dei fatti, speriamo possa renderci ancora più rispettosi delle regole di distanziamento sociale. Perché nei giorni in cui a Gela i casi sono raddoppiati in appena 48 ore, passando da 9 a diciotto, non possiamo fare finta di niente. La soglia di guardia dev’essere alta. Le misure di igiene e prevenzione rispettate al massimo.

«Vedo la gente – dice Paola – che si accalca nei supermercati, anziani che parlano tra loro come se nulla fosse. Non tutti hanno la mascherina. Mi verrebbe di urlare, dire loro “state a casa”. Perché io e la mia famiglia abbiamo conosciuto da vicino il coronavirus. E sappiamo quanto male possa fare».


Redazione
Today 24 è un quotidiano on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.