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Niscemi: autonomia differenziata, un rischio per l’unità d’Italia? Incontro Unitre


di Salvatore Federico

Niscemi: autonomia differenziata, un rischio per l’unità d’Italia? Incontro Unitre
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18 Apr 2023

«Autonomia differenziata: l’Italia resterà unità?». È il tema di un pomeriggio culturale svoltosi l’altro giorno presso la sala conferenze del Museo Civico e promosso dalla locale sezione dell’Università delle Tre Età presieduta dall’insegnante Maria Grazia D’Agostino. Relatore è stato il professor Gaetano Buccheri, docente in pensione di Storia e Filosofia presso l’Istituto d’istruzione secondaria superiore Leonardo da Vinci. Dopo i saluti istituzionali della vicepresidente dell’Unitre Franca Iacona, di Cecilia Spinello, direttrice dei Corsi, di Marianna Avila, assessore comunale alla Cultura, la moderatrice del convegno, Lorena Mangiapane, ha presentato al folto pubblico presente il professor Gaetano Buccheri che ha discettato sull’autonomia differenziata, un tema senza dubbio di grande attualità.
Il relatore ha ricostruito le vicende politiche e parlamentari italiane degli ultimi vent’anni, segnate e condizionate dalla riforma costituzionale del 2001 che ha riformulato radicalmente il Titolo V della seconda parte della nostra costituzione. Tale riforma ha per oggetto le Regioni, le Province e i Comuni.
Buccheri ha ricordato che il principio autonomistico è tra i principi fondamentali del nostro ordinamento come quello dell’unitarietà e indivisibilità della Repubblica. Finora il Parlamento non è riuscito, però, a dare attuazione organica all’articolo 116, comma 3, della Costituzione. Quello che consente, a partire dal 2001, a ciascuna delle 15 regioni a statuto ordinario, di chiedere e ottenere separatamente maggiore autonomia legislativa in numerose materie. «A proposito di questa possibilità – ha sottolineato il relatore – qualcuno ha parlato di federalismo à la carte».
Il prof. Buccheri ha poi ricordato che, a distanza di 22 anni dalla riforma costituzionale approvata dal solo Centrosinistra con pochi voti di maggioranza, il ministro leghista del governo Meloni per gli affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, ha fatto approvare dal Consiglio dei ministri il Ddl che traccia l’iter che consentirà alle regioni del Nord di ottenere un’ampia autonomia nelle seguenti materie: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione; professioni; ricerca scientifica e tecnologica; sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e promozione e organizzazione di attività culturali; valorizzazione dei beni ambientali; casse di risparmio e casse rurali; aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.
«In sostanza, il rischio dell’autonomia differenziata o regionalismo variabile – ha sostenuto Buccheri – sarà quello di far nascere, a causa di una grave limitazione interna della sovranità dello Stato, venti staterelli regionali, che ricordano quelli dell’Italia preunitaria. In pratica la Lega, così, potrà ottenere, grazie alla confusa riforma costituzionale del 2001 approvata dal Centrosinistra, quei risultati favorevoli alle regioni più ricche che nel passato le sono sfuggiti».
E ha concluso: «Per essere chiari è necessario ricordare che le prime regioni che hanno chiesto “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” sono la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Ecco perché molti qualificano l’autonomia differenziata come l’autonomia delle regioni più ricche che vogliono mettere le mani sui tributi erariali raccolti nei loro territori e finora trasferiti allo Stato».


Salvatore Federico
Giornalista pubblicista, ex insegnante di scuola primaria, ha collaborato con diverse testate tv, anche nazionali (Rai Due). Da Niscemi scrive per il Giornale di Sicilia di Palermo, testata con la quale collabora dagli anni Ottanta.