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CAMPANELLA | Si rientra

Niscemi, bambini senza classi accolti al «Manzoni». Quando la solidarietà è più forte della frana


di Desideria Sarcuno

Niscemi, bambini senza classi accolti al «Manzoni». Quando la solidarietà è più forte della frana
attualità
3 Feb 2026

Oggi, all’istituto Manzoni di Niscemi, si comincia a respirare un po’ di quella ordinaria normalità che a molti studenti è stata negata. Negli ultimi giorni, oltre alle abitazioni, anche le scuole della zona rossa sono state evacuate. A rimanere chiusi sono i plessi Belvedere, Don Bosco e San Giuseppe, nel cuore del centro storico colpito dalla frana. Sono 54 i bambini costretti a emigrare altrove. Questa mattina, alcuni di loro sono stati ricollocati presso l’istituto di via Serbatoio. I più «grandi» delle medie hanno accolto i piccoli nella scuola ospitante, facendo gli onori di casa e dimostrando la massima disponibilità per ogni esigenza. Sui loro volti si leggono occhi disorientati, ma anche pieni di stupore per la nuova scuola. Un entusiasmo ingenuo capace di alleviare anche dolori grandi, come quello di perdere la propria casa e i propri spazi intimi, ora distrutti o in procinto di esserlo. Ad accompagnarli in questa fase di transizione ci sono le maestre e gli psicologi, pronti a offrire supporto e una bussola per orientarsi in un momento di incertezza.
«Abbiamo ricollocato ben nove classi della scuola primaria costrette a sfollare a causa dell’inagibilità dei rispettivi plessi. Stiamo lavorando incessantemente da più di due settimane per accoglierli, cercando di recuperare il materiale didattico e di assicurare loro il ritorno a una normalità. Tra studenti sfollati e classi ospitanti, siamo riusciti a mettere insieme tutti. È un ricollocamento avvenuto in condizioni difficili, anche per i disagi provocati dal ciclone Harry. Abbiamo fatto e stiamo facendo di tutto per garantire agli studenti uno spazio dignitoso in cui studiare e crescere. La scuola non si ferma», racconta Francesco Cannia, collaboratore della dirigente scolastica.

Il professor Giuseppe Maida avanza proposte in aiuto degli studenti: «È necessario un servizio navetta per i bambini sfollati. Penso all’alunno Alfonso che, con la famiglia, è stato costretto a trasferirsi in campagna e non riesce a spostarsi la mattina per venire a scuola. È una situazione di disagio ed è fondamentale che ci sia un servizio di sostegno in un momento a dir poco tragico. Servono case e aule scolastiche modulari confortevoli, in attesa di soluzioni definitive». Lo stesso docente è stato volontario a L’Aquila quando il terremoto sconvolse la popolazione: «So cosa vuol dire mettersi al servizio di chi vede la propria terra tremare. Conosco bene lo sguardo di chi ha perso tutto».

«Oggi ricomincia la scuola e per noi è un inizio di gioia e di festa; i bambini sono entusiasti del cambiamento, il che è un sollievo viste le condizioni precarie in cui molti sono costretti a vivere. Dovremmo imparare da loro: vedono il bello anche in momenti bui come questi», racconta un’insegnante della 2F. A esprimere vicinanza alla città è anche il parroco della Chiesa Madre, Massimo Ingegnoso: «È una ferita che si riapre per la comunità, che ha già vissuto la stessa esperienza nel 1997. Forse stavolta è stato ancora più intenso. I cittadini cercano di aiutarsi facendo rete. La solidarietà è un valore fondamentale che dona conforto. Penso alla croce nel mezzo della zona rossa: è ancora lì in piedi nonostante la frana. Rappresenta la fede che resta e ci ricorda che non siamo soli».
E mentre la frana avanza, i bambini corrono dalle maestre, per una carezza, uno sguardo di conforto. E tutto diventa più facile da affrontare.


Desideria Sarcuno
Da sempre appassionata di scrittura, durante gli anni al liceo Classico si avvicina al mondo della comunicazione. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza. Ama la musica, le buone letture e il mare.