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Niscemi: ddl imputabilità minori, interviene la pedagogista Galesi. «Serve umanesimo educativo»


di Alberto Drago

Niscemi: ddl imputabilità minori, interviene la pedagogista Galesi. «Serve umanesimo educativo»
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13 Ago 2026

«Il disegno di legge contenente modifiche in materia di imputabilità dei minori, pone interrogativi di carattere giuridico, pedagogico e socio-culturale». A sostenerlo è la pedagogista Lorena Galesi, vicepresidente regionale dell’associazione Pedagogisti Italiani, mediatore penale minorile, esperta alle politiche sociali, supervisore d’équipe multi professionali e impegnata nella Giustizia minorile già come Giudice onorario nel Tribunale per i Minorenni di Catania. L’esperta interviene sulla proposta di modifica del sistema della giustizia minorile, che disciplina gli accertamenti sulla personalità del minorenne nel processo penale e relativamente alla capacità di discernimento del minore entrato nel circuito penale.

Aspetto quest’ultimo verificato dal giudice caso per caso, sulla base della specifica maturità psicologica del singolo.

«Con la riforma proposta – afferma Galesi – tale capacità verrebbe vagliata su una base di diritto presunto, salvo dimostrazione di prova contraria nel corso del procedimento. Uno scenario politico, in cui già dal Decreto Caivano, è chiara la volontà di reprimere la devianza minorile, ma è altrettanto chiaro che i reati commessi dagli adolescenti sono manifestazioni di fenomeni di elevata problematicità sul versante educativo, familiare e sociale che vanno affrontati con la tutela e protezione del minore, poiché il tutto non può risolversi solo con una commisurata pena al reato commesso».

La professionista fa poi riferimento alla “Riforma Cartabia” con un modello di intervento complementare al processo penale, che mira alla responsabilizzazione del minore e alla riparazione del danno, con programmi di rieducazione, mediante spazi di ascolto/dialogo.

«Oggi – conclude – occorre sostenere con un nuovo umanesimo pedagogico la costruzione dell’identità e della personalità di ciascun minore, con la collaborazione tra pedagogisti, psicologi, assistenti sociali e giuristi e la partecipazione degli organi istituzionali, in modo da prevenire ogni forma di devianza determinata da fenomeni di povertà educativa, fragilità familiari, alienazione digitale ed isolamento sociale. È tempo che le politiche sociali e giovanili investano sull’adozione di sportelli educativi presso gli enti locali, istituiscano unità pedagogiche presso le istituzioni scolastiche e garantiscono presidi in aree territoriali ad alto rischio».


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.