Niscemi: disputa sui motti di Sturzo, la Dc dà l’Alt alla Lega. «Giù le mani dalla nostra storia»
di Alberto Drago
Il recente raduno 2025 della Lega a Pontida in cui sono stati esibiti a caratteri cubitali sul palco gli slogan “Liberi e Forti”, accanto al motto “Senza Paura”, ha suscitato le energiche critiche e disapprovazioni da parte della Democrazia cristiana, poiché l’espressione coincide con il titolo dell’appello di don Luigi Sturzo del 18 gennaio 1919, dell’atto fondativo del Partito popolare italiano. «La Lega non può prendersi la storia degli altri poiché lo slogan ha segnato l’ingresso dei cattolici nella vita democratica del Paese con una proposta politica autonoma, popolare e nazionale. Liberi e Forti non era una formula identitaria, ma un appello all’unità, alla responsabilità, alla costruzione di un’Italia fondata sulla libertà, la giustizia sociale, l’autonomia dei territori ed il bene comune». Lo dice Sergio Cirrone, presidente regionale vicario della Democrazia cristiana giovani. La polemica, dunque, parte da Niscemi.

«Oggi – aggiunge – esiste una Democrazia cristiana viva e presente, che ha raccolto l’eredità del Partito popolare italiano, che ne porta il simbolo e che continua ad incarnarne i valori. L’uso dello stesso slogan pertanto da parte della Lega, oltre ad essere completamente fuori dal suo contesto storico e politico, è quasi un’appropriazione indebita. La Lega infatti nasce da una storia diversa, da una visione originariamente separatista, territoriale, padana, che nel tempo si è trasformata ma senza mai radicarsi nella tradizione sturziana, che ha sempre avuto una vocazione nazionale, pluralista ed unificante. Questa non è una polemica sulle idee ma un richiamo al rispetto della storia».
«Se oggi si vuole davvero onorare don Luigi Sturzo, bisogna farlo con coerenza, con responsabilità e con onestà intellettuale. Non è possibile utilizzare i simboli della Democrazia cristiana e del Partito popolare italiano senza riconoscerne la legittima continuità storica e politica.
Liberi e Forti non è uno slogan disponibile sul mercato politico – conclude Sergio Cirrone – ma è il cuore di un’eredità che noi oggi portiamo avanti, con umiltà e con fierezza».









