Niscemi, domenica in piazza per la frana. «Siamo rientrati nelle nostre case ma abbiamo paura»
di Alberto Drago
In occasione della ricorrenza del nono mese della terribile frana del 25 gennaio scorso, domenica 25 ottobre alle 16 si terrà un pubblico corteo con inizio da Largo Spasimo (Marinnuzza), che attraverserà le strade dell’abitato transennate che delimitano la zona nera da quella rossa. La conclusione del corteo è prevista in piazza Vittorio Emanuele. La manifestazione è organizzata da Marzia Pinto e Lucrezia Cinquerrui, rappresentanti di un altro folto gruppo di persone e famiglie che in un primo momento, a causa della frana, erano state sfollate e che poi, in seguito al restringimento della zona rossa, sono rientrate nelle loro abitazioni.
Vi sono anche famiglie che non sono ancora rientrate ma che richiedono notizie certe e definitive sull’agibilità o meno delle proprie abitazioni.
Si tratta di una componente che in un primo momento aveva aderito al “Comitato Evento franoso Niscemi 2026” e che in seguito al rientro nelle loro abitazioni dalle quali erano state sfollate, vivono con preoccupazioni, esigenze e prese di posizioni diverse rispetto a coloro che hanno perso la casa e che stanno per essere risarciti e che per questo si battono al di fuori del Comitato, chiedendo alle istituzioni di avere riconosciuto il notevole ribasso del valore delle proprie abitazioni che ha causato la frana.

Immobili dove sono nuovamente rientrati per continuare ad abitarci, che causano loro ansie e paure derivanti dal fatto di ritrovarsi ora a vivere pressoché dai 60 ai 100 metri dagli impressionanti e ripidi dirupi alti oltre 50 metri che si estendono lungo la fascia collinare Sud per oltre 5 chilometri.
«Ci hanno fatto rientrare – racconta Marzia Pinto – dicendoci che con la frana ci dobbiamo convivere e che dobbiamo stare con le valigie pronte, perché al primo movimento dovremmo uscire di nuovo. Ci hanno fatto rientrare senza le utenze, gas ed acqua che per quasi un mese sono state un miraggio e che di conseguenza abbiamo dovuto comprare a spese nostre. Poi sono iniziate a spuntare crepe nei muri esterni delle nostre case ed avvallamenti nelle strade che prima non c’erano.
Eseguono monitoraggi, mettono i vetrini – spiega – ma quello che non si vuole capire è il fatto che vivere con la paura non è bello. Siamo diventati invisibili, perché chi è rientrato ed abita al limite della zona rossa, non ha voce in capitolo, perché come dice qualcuno, noi le case le abbiamo e quindi non abbiamo diritto di lamentarci.
Ma a quale prezzo stiamo vivendo nelle nostre case? Pretendiamo i nostri diritti – conclude – e quanto prima l’inizio dei lavori di consolidamento del costone, di canalizzazione delle acque del torrente Benefizio e della galleria drenante per la sicurezza di tutti».
Tra le richieste degli organizzatori della manifestazione anche l’istituzione di un Osservatorio permanente sui movimenti franosi e l’indennizzo per i proprietari di immobili accatastati e che sono rimasti privi di sanatoria in seguito alla frana del 12 ottobre del 1997, che ha reso impossibile l’espletamento di qualsiasi pratica di condono edilizio.
Immobili vicini al corpo di frana dove i proprietari hanno continuato ugualmente ad abitarci, pagando i tributi comunali, ma senza mai avere ottenuto la residenza da parte dell’Ente perché in area franosa.













