Niscemi: dibattito sul post frana, esperti dialogano su nuove ipotesi di rigenerazione urbana
di Claudia Meli
A distanza di due mesi dalla frana che ha sconvolto Niscemi, compromettendo inesorabilmente il versante sud-ovest della città, si è tenuto un convegno presso l’Aula Magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci” per fare il punto sulla situazione, sulle attuali criticità e sulle prospettive future. L’incontro, organizzato dal “Comitato Evento Franoso Niscemi 2026”, presieduto da Francesco Rizzo, in collaborazione con l’Università Popolare “Ignazio Nigrelli” Aps e la sezione Unitre di Niscemi, ha posto al centro un tema ben preciso: “A due mesi dalla frana: quale futuro per Niscemi?”. Una domanda disarmante per la sua semplicità, ma che ben sintetizza l’umore e i timori di una comunità che ha visto, letteralmente, crollare la terra sotto i propri piedi.
Aperto dai saluti istituzionali della dirigente scolastica dell’IIS, la professoressa Viviana Morello, del vicesindaco Piero Stimolo e dei presidenti del Comitato Evento Franoso Niscemi, Francesco Rizzo, dell’Unipop, Daniela Minacapilli, e della sezione Unitre di Niscemi, Maria Grazia D’Agostino, il convegno ha visto anche la partecipazione del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana.
Dopo i saluti istituzionali, il dibattito è entrato nel vivo affrontando diverse tematiche con i vari relatori, attraverso una visione a tutto tondo dell’evento. Tre, nello specifico, le relazioni che hanno indagato molteplici punti di vista d’intervento. La scienza e i sistemi di monitoraggio sono stati i protagonisti dei contributi dei professori Mezzetti e Branca, rispettivamente con gli interventi dal titolo “Ascoltare la Terra dallo Spazio: l’Interferometria Satellitare DInSAR tra Scienza e Previsione” e “Il sistema di monitoraggio dell’INGV”.
Nell’intervento conclusivo dei professori Martinico, Nigrelli, Fischer e Antonuccio, dal titolo “Niscemi: ‘Green City’ o ‘New Town’? Proposte per una rigenerazione sostenibile e inclusiva”, è emerso il netto rifiuto dell’idea di una “new town”, che rischierebbe di diventare una cattedrale nel deserto, come insegnano progetti rivelatisi fallimentari (ad esempio, gli edifici realizzati all’Aquila dopo il terremoto del 2009). La proposta è invece quella di innestare il cambiamento su quanto la città già possiede — gli immobili esistenti e in esubero — cambiandone il paradigma abitativo per rendere Niscemi una “green city” a misura d’uomo.
Concetto che, come sintetizzato dal professore Francesco Martinico, non si esaurisce negli spazi verdi, ma rispecchia una visione più ampia che coinvolge ecologia ed economia, con ricadute positive su entrambi i fronti: dal ritorno economico per le piccole imprese locali all’abbassamento delle temperature estive. Gli studiosi considerano perentorio scongiurare la delocalizzazione: la città, prima ancora che di abitazioni, è fatta di persone. L’incontro, aperto alla cittadinanza e trasmesso in diretta streaming, si è concluso con un ampio spazio di interazione tra pubblico e relatori per fugare i dubbi sedimentati in questi mesi.













