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Niscemi, i depositi segreti e la «Panda rossa». Le bugie di un contabile per coprire il boss


di Redazione

Niscemi, i depositi segreti e la «Panda rossa». Le bugie di un contabile per coprire il boss
cronaca
22 Apr 2026

Il potere mafioso a Niscemi non si poggiava solo sulla forza intimidatoria, ma su una fitta rete di protezione e sulla guida strategica dei membri più anziani. Dalle indagini emerge con forza il ruolo di Antonino Mario Musto, finito in carcere all’alba di oggi, padre del reggente Alberto. Non un semplice spettatore. I carabinieri hanno documentato con ore di filmati, pedinamenti e intercettazioni, i suoi spostamenti mentre accompagnava il figlio boss presso gli stabilimenti industriali di una delle ditte finite nel mirino della Dda, agendo come una sorta di garante carismatico. I dialoghi registrati dai carabinieri rivelano come il suo compito fosse quello di «fornire consigli ai figli» sulla gestione degli affari e sulle strategie da seguire. Una sorta di “passaggio di testimone” generazionale del sapere criminale, necessario per consolidare il prestigio della famiglia in ogni settore, dal traffico di stupefacenti al controllo dei rifiuti.
Tuttavia, il vero spartiacque tra l’indagine e il silenzio era rappresentato dai fiancheggiatori pronti a negare l’evidenza. Emblematico è il comportamento di Giacomo Galvano, dipendente di una delle realtà coinvolte e posto oggi agli arresti domiciliari: dopo un controllo condotto dai militari del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Gela, si sarebbe affrettato a rassicurare il vertice del clan. Galvano, per giustificare il fatto di non aver fornito elementi utili all’identificazione di chi gestiva i contratti illeciti, si era vantato di aver alzato un muro di fronte agli uomini in uniforme. Alle domande dei militari che cercavano di dare un volto a chi imponeva il monopolio dell’olio, l’uomo avrebbe opposto una scusa diventata il simbolo di questo clima di favoreggiamento: «Non sono in grado di riconoscere il soggetto con cui ho parlato, perché indossava una mascherina e un cappello». Una bugia reiterata anche nei verbali ufficiali, dove Galvano ha dichiarato di «non aver mai visto prelevare l’olio ad alcuna ditta», nel tentativo di coprire i movimenti del clan.
La «Panda rossa»
Il controllo del territorio passava anche per una logistica quasi casalinga, ma estremamente redditizia. Il gruppo utilizzava garage e depositi privati per accumulare i bidoni di olio vegetale ritirati dai commercianti della zona secondo lo schema impositivo descritto. Le intercettazioni restituiscono diversi frammenti di un viavai frenetico di mezzi non autorizzati: per movimentare la merce in totale spregio delle norme ambientali, venivano impiegati mezzi di fortuna, tra cui una «Fiat Panda rossa» e un furgone Citroen. Per “ripulire” questi carichi e garantirsi il monopolio, il gruppo contava sulla complicità di dipendenti compiacenti, come Luciano Calabrese, incaricati di falsificare i documenti di trasporto. L’ordine era chiaro: far risultare che i prelievi fossero avvenuti regolarmente presso gli esercenti, quando in realtà tutto passava dai depositi segreti dei Musto, garantendo al clan un guadagno illecito immediato e il controllo assoluto della piazza.


Redazione
Today 24 è un giornale on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.