Niscemi: il silenzio sulla frana fa rumore, architetto invia lettera aperta al presidente Mattarella
di Alberto Drago
I silenzi istituzionali sulla frana si fanno sempre più assordanti relativamente agli indennizzi promessi alle famiglie che hanno perso le loro case ed agli interventi di consolidamento del costone collinare Sud dove sono rimaste squarciate e sospese nel vuoto sui ripidi dirupi di 50 metri che si sono formati tantissime abitazioni, diverse delle quali sono crollate, come quella di circa 250 Mq di proprietà della famiglia Palumbo.
Uno scenario apocalittico, anche di quartieri rimasti transennati e fantasma dove malgrado i sei mesi trascorsi, nulla è ancora cambiato.
Ragioni per le quali Carlo Antonello Palumbo, architetto come il padre Roberto (nella foto accanto al sindaco Massimiliano Conti mentre stringe la mano al presidente della Repubblica Mattarella quando subito dopo la frana è venuto a Niscemi) ha scritto una lettera aperta al Capo dello Stato, al presidente del Consiglio dei ministri, al sindaco ed ai Capi della protezione civile regionale e nazionale.
Una lettera contenente emozioni, dolore, ricordi, lacrime, rabbia e speranze ad oggi ancora vane.
“Abitavamo in quella fascia di centro storico” si legge nella lettera, ”dove un tempo si vedeva il tramonto, il mare, l’arrivo delle rondini e delle cicogne, il colore dei terreni della nostra terra che cambiavano con le stagioni.
Uno scorcio di serenità e bellezza infinita che ormai è solo ricordo, che sono stati cancellati come casa mia per l’inerzia, l’incuria e l’incapacità gestionale di certi politici e dirigenti di poca etica e grande miseria”.

Poi i risentimenti per “la non facile rintracciabilità del Commissario Fabio Ciciliano, nonostante i suoi buoni propositi, le promesse fatte, le sue idee brillanti ed i progetti futuristici illustrati” e le preoccupazioni derivanti dall’andare incontro alla stagione invernale; l’urgenza di rendere esecutivo un progetto di messa in sicurezza dell’area franata per ridare serenità alle famiglie rientrate nelle proprie abitazioni ed alla città; la necessità di dare risposte, indennizzi e un tetto a chi la casa non ce l’ha più, visto lo stanziamento di somme che sono nella disponibilità del Commissario Ciciliano, ed il riferimento alle “sincere rassicurazioni date dal Capo dello Stato e dalla Presidente del Consiglio dei ministri, avvertite dato l’andazzo come parole al vento. Confidando ancora sulle più alte cariche dello Stato l’architetto Palumbo scrive: ”chiediamo chiarezza sui tempi di procedura degli espropri previo indennizzo e l’attribuzione del valore immobiliare; di avere libera scelta e nessun vincolo sull’acquisto di una nuova casa e/o nuova costruzione , (poiché se l’indennizzo sarà vincolato, i tempi si protrarranno ancora per molto tempo con evidenti intoppi burocratici) e con l’aumento dei rischi di frana e crollo degli immobili.
Chiediamo solo risposte per poter tornare alle nostre vite nel nostro amato paese, sfregiato ma resiliente e vivo come noi che lo abitiamo e lo amiamo”.
Le attese risposte sulla frana che tardano ad arrivare, continuano a creare in città, e specialmente fra i franati, un clima di crescente scetticismo.
E stavolta quello che c’è in gioco è la fiducia e credibilità verso le Istituzioni.













