Niscemi in ginocchio, la frana divora la collina. Il grido disperato delle famiglie sfollate
di Alberto Drago
Una città che spera, piange e prega, messa sempre più in ginocchio e resa impotente e succube da una frana sul versante collinare sud che, da domenica pomeriggio, non dà pace. Un terribile evento calamitoso di vastissime proporzioni che avanza e continua a muoversi inesorabilmente, con un’estensione di 4 chilometri e smottamenti impressionanti che hanno determinato, sul ciglio collinare dell’abitato, la formazione di dirupi ripidissimi, profondi dai 25 ai 50 metri. L’apertura di crepe, fenditure e cedimenti interessa anche il costone collinare retrostante la Sp 11 Niscemi-Priolo. La situazione è costantemente monitorata dalla Protezione Civile (locale, provinciale, regionale e nazionale), dai Vigili del Fuoco e dal personale dell’Ufficio Tecnico Comunale; l’evolversi dei danni espone al rischio di chiusura al transito veicolare anche la stessa Sp 11.


Uno scenario apocalittico quello di ieri mattina in piazza Vittorio Emanuele, colma di mezzi della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e delle Forze dell’Ordine. Davanti al Palazzo Municipale è esploso l’urlo di dolore, rabbia e disperazione dei tanti cittadini che, da un giorno all’altro, si sono trovati a vivere l’incubo dello sfollamento, con le abitazioni rese pericolanti dalla frana e sull’orlo di crollare nel vuoto. Insieme alle case, crolla la speranza e il calore di dimore costruite con una vita di lavoro, rinunce e sacrifici.

A parlare, visibilmente provato, è Sergio Francesco Cirrone, presidente regionale vicario della Democrazia Cristiana Giovani, anch’egli sfollato con i familiari dal quartiere Sante Croci. “Purtroppo, dalla frana del 1997 non sono state eseguite le opere di consolidamento, canalizzazione delle acque e forestazione sul versante sud”, afferma. “Di conseguenza, oggi siamo vittime di questa nuova, paurosa frana. Chiedo al Comune, alla Regione e al Governo di non lasciarci soli. Ai Vigili del Fuoco ho chiesto di poter entrare dalla finestra della mia casa in via Garibaldi, dato che la scala è crollata, per recuperare almeno gli indumenti e gli affetti più cari. Siamo usciti in fretta, non abbiamo preso nulla; ora abbiamo solo i vestiti che indossiamo. Non abbiamo più niente, ma i Vigili mi hanno risposto che senza ordini non possono intervenire”.
Poi, con la voce rotta dal pianto, conclude: “Nonostante la perdita della casa e la grande indignazione, siamo umanamente vicini al sindaco per la difficoltà di dover gestire un’emergenza così vasta”.
(Nella foto grande, in alto, il capo della protezione civile, Fabio Ciciliano, in sorvolo sui luoghi della frana. Sopra Sergio Francesco Cirrrone).






