Niscemi: la Campagna di Sicilia tra memoria, emozione e l’eroico gesto di suor Cecilia Basarocco
di Claudia Meli
A ottantatré anni dalla Campagna di Sicilia, una serie di eventi per ricordarne la portata storica. Un viaggio nella memoria scandito da tappe in cui la storia collettiva incontra la microstoria niscemese e intreccia il suo corso con la figura di una donna straordinaria: suor Cecilia Basarocco. Due giornate, quelle dell’11 e 12 luglio, promosse dalla delegazione di Gela dell’associazione culturale Siracusa “Lamba Doria” e dal Comune di Niscemi, iniziate a piazza “Martiri di Nassirya” con la cerimonia commemorativa dedicata a suor Cecilia Basarocco, articolata nei diversi momenti dell’alzabandiera, delle allocuzioni e della deposizione delle corone d’alloro sul muro del Museo Civico, luogo in cui un tempo si trovava l’ospedale “Suor Cecilia Basarocco”. Alla ricorrenza hanno preso parte il sindaco Massimiliano Conti, gli assessori comunali, la parlamentare regionale Rosetta Cirrone Cipolla, i rappresentanti di Poilizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Presente anche Daniel Martins, comandante della base Nas Sigonella, accompagnato dal responsabile alle relazioni esterne Alberto Lunetta, il comandante dell’ospedale navale di Sigonella Heather Shattuck, seguita da una delegazione di ufficiali infermieri professionali, il colonnello Alex Schneider dell’Aeronautica militare tedesca in forza alla Nato di Sigonella. Presente la Croce Rossa di Caltanissetta con le infermiere volontarie crocerossine sorella Simona Dalù (ispettrice) e le sorelle Grazia Mirisola e Valeria Gentile (viceispettrici), il Lions club e le associazioni nazionali Bersaglieri della città, che hanno curato l’alzabandiera e la resa degli onori civili e militari alle bandiere italiana, americana e tedesca.

Una cerimonia impreziosita dalla presenza dell’associazione storico culturale “Historica XX secolo” del Sud Italia che ha indossato le uniformi d’epoca della Campagna di Sicilia delle divisioni “Livorno” (italiana), della XV Panzergranadier (tedesca) e della terza divisione americana sbarcata a Gela dal 9 luglio al 17 agosto del 1943 (Operazione Husky).

Gli eventi sono poi proseguiti nel chiostro del Museo Civico dove è stata inaugurata la mostra di cimeli bellici dal titolo “Sulle tracce della Campagna di Sicilia 09-17 agosto 1943”. La mostra, curata da Michele Curto e Salvatore Reale, ospita reperti provenienti da collezioni private e messi gentilmente a disposizione per l’allestimento dai collezionisti Renzo Caponetti, Giovanni Cartia, Cesare Iudica, Gianni Iurato, Alberto Mongelli, Vincenzo Perino, Salvatore Reale e Calogero Seminatore.

La cerimonia di inaugurazione, moderata da Franco Mongelli, ha visto l’avvicendarsi di numerosi relatori, a cominciare dal direttore del Museo Civico Enzo Liardo, seguito dagli interventi di Alfonso Cirrone Cipolla direttore sanitario dell’area ospedaliera sud dell’Asp, Michele Curto (presidente Lamba Doria), Giovanni Iacono (promotore dei “Luoghi della memoria”), Walter Chirieleison, nipote del soldato italiano Domenico Chirieleison che partecipò alle operazioni di contrasto allo sbarco degli Alleati, il Comandante della base Nas di Sigonella Daniel Martins, la deputata all’Ars Rosetta Cirrone Cipolla e il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti. Toccante la lettura del messaggio fatto pervenire dal nipote di suor Cecilia, Giuseppe Puma, che la ha ricordata per il suo spendersi giorno dopo giorno per gli altri e per i “suoi” malati ricoverati nel nosocomio niscemese. «Piccoli gesti che cambiano il mondo. Il bene- scrive-anche nelle cose più semplici lascia il segno più profondo».
Basterebbe già l’abnegazione verso gli altri a rendere suor Cecilia una donna eccezionale, ma a consegnarla alla storia è stato un atto di amore e di estremo coraggio. Erano i giorni tra l’undici e il dodici luglio del 1943, nell’ospedale di Niscemi a causa dei fatti storici contingenti, e a seguito della fuga del resto del personale, era rimasta solo suor Cecilia insieme alle persone in degenza e dodici soldati tedeschi feriti e trattenuti nelle carceri ubicate nei sotterranei dello stesso edificio. Condannati con l’accusa di spionaggio alla pena capitale mediante fucilazione, quando venne il momento di eseguire la sentenza, suor Cecilia Basarocco, frapponendosi tra gli ufficiali tedeschi e il plotone di esecuzione esclamò «Sparate prima a me! E che Dio vi perdoni». I dodici soldati tedeschi ebbero così salva la vita e trentuno anni dopo, due di loro poterono di nuovo incontrare la donna che aveva rischiato la propria vita per salvare la loro. Per suor Cecilia Basarocco la città di Niscemi ha già chiesto l’avvio dell’iter di beatificazione.













