logo TODAY 24 Gela
Licata, IT
16°
Clear
COMITATO | Le proposte

Niscemi: la frana due mesi dopo. Dramma degli sfollati tra caro affitti, speranze e nodo ristori


di Alberto Drago

Niscemi: la frana due mesi dopo. Dramma degli sfollati tra caro affitti, speranze e nodo ristori
attualità
17 Mar 2026

Mancano otto giorni alla ricorrenza dei due mesi dalla terribile frana che, il 25 gennaio scorso, ha sconvolto pesantemente il versante collinare sud lungo un’estensione di quasi cinque chilometri, squarciando e facendo crollare tante abitazioni sul ciglio del rilievo e lasciandone altre sospese nel vuoto creato dai dirupi, con paurosi dislivelli fino a cinquanta metri. I riflettori dei media nazionali su questo evento calamitoso di vastissime proporzioni si sono ormai quasi spenti, ma rimane vivo il dramma degli sfollati. Si tratta di coloro che non potranno più rientrare nelle proprie abitazioni site nella cosiddetta «zona nera» – entro i cinquanta metri dalla linea di frana, case che quasi sicuramente saranno abbattute – e di chi è stato evacuato precauzionalmente perché residente nella fascia tra i cinquanta e i cento metri dal fronte del fango.

I ristori, che variano dai 400 ai 900 euro in base ai componenti del nucleo familiare, stanno in qualche modo consentendo alle famiglie di affrontare l’emergenza in attesa di trovare una casa in affitto. Tuttavia, come è noto, in pochi ci sono riusciti: i prezzi delle locazioni in città sono rincarati sensibilmente, arrivando anche a 600 euro mensili. Si tratta di cifre paragonabili ai prezzi di certi monolocali nelle città metropolitane del Nord.

Molti sfollati, proprietari di seconde case, si sono trasferiti con le proprie famiglie nelle residenze di campagna; altri invece continuano a essere ospiti di familiari, in attesa di trovare una sistemazione a prezzi ragionevoli e di poter beneficiare di misure che consentano, a chi ha perso tutto, di acquistare una nuova abitazione.

A tal proposito, però, non mancano dubbi e perplessità per una serie di incongruenze normative contenute nel decreto che, allo stato attuale, non sembrerebbe garantire pienamente la possibilità di acquisto di una nuova casa per chi è stato colpito dalla frana. Norme che, a parere di diversi legali, avrebbero come finalità l’erogazione di contributi per la «delocalizzazione» e non il reale risarcimento dei danni. In sintesi, i contributi sarebbero determinati in base ai valori dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (Omi). Tali parametri dell’Agenzia delle Entrate variano, sul territorio, dai 400 ai 670 euro al metro quadrato: valori che risultano decisamente più bassi rispetto al prezzo del mercato reale, che oscilla invece tra i 1.200 e i 1.500 euro.

Si prospetta dunque un indennizzo non commisurato al valore di mercato, ma a una stima al ribasso. Sono considerazioni che i Comitati sorti dopo l’emergenza hanno già presentato agli organi competenti, affinché oltre al danno gli sfollati non subiscano anche la beffa, auspicando che il decreto-legge venga modificato prima della conversione definitiva.

In tal senso, il «Comitato Evento Franoso 2026», rappresentato dall’avvocato Francesco Rizzo, ha trasmesso ai rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e di opposizione diverse proposte di emendamento al Decreto-Legge n. 25 del 27 febbraio 2026, che reca misure urgenti per fronteggiare l’emergenza a Niscemi.

Il Comitato, oltre a proporre il calcolo degli indennizzi basato sul valore reale degli immobili, chiede il riconoscimento di una soglia minima di 1.500 euro al metro quadrato per i contributi alla ricostruzione. Viene inoltre chiesta la soppressione dei vincoli territoriali che costringerebbero i cittadini a reinvestire i ristori solo a Niscemi o nei comuni limitrofi: ogni persona deve poter ricostruire il proprio progetto di vita dove ritiene più opportuno.

Sul piano della tutela della proprietà, il Comitato si oppone a qualsiasi forma di acquisizione automatica dell’area di sedime al patrimonio comunale senza una procedura espropriativa ordinaria e un indennizzo separato per il valore del suolo. Per quanto riguarda l’accessibilità ai contributi, si propone di ammettere al sostegno anche gli immobili con istanze di sanatoria presentate prima del 25 gennaio 2026, oltre a riconoscere un contributo pari all’80% del valore dei beni mobili e dei manufatti di pregio non recuperabili.

Infine, per ciò che concerne i rapporti di locazione, il Comitato chiede che i locatori possano esigere il canone dai conduttori per il periodo in cui questi ultimi percepiscono il contributo statale per l’affitto, evitando così situazioni di squilibrio contrattuale. L’auspicio fermo resta quello che i lavori di messa in sicurezza del territorio abbiano inizio con la massima celerità. «Agire in fretta – conclude il Comitato – significa salvaguardare non solo le case, ma la memoria e il futuro di Niscemi».


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.