Niscemi: si allarga la protesta «No Muos», indetta giornata antimilitarista il 2 giugno
di Alberto Drago
Il Movimento No Muos prosegue la sua storica battaglia contro la militarizzazione, a partire dalla vicina base statunitense situata in Contrada Ulmo. All’interno del sito sono attive dal 2016 le tre gigantesche e contestate antenne Muos per le trasmissioni satellitari ad alta frequenza, affiancate fin dal 1990 dalle 46 antenne Nrtf dedicate alle comunicazioni radionavali terrestri a bassa frequenza. In occasione della Festa della Repubblica, martedì 2 giugno, l’organizzazione ha indetto una «Giornata di azione diffusa sul territorio per un’Italia Antimilitarista».
Si tratta di una giornata di mobilitazione alla quale aderiscono il Movimento No Base (Pisa e Pontedera), il Comitato No Muos No Sigonella Catania, Vicenza per la Palestina, Catanesi solidali con il popolo palestinese, No F-35 Trapani-Birgi ed A Foras (Sardegna). L’evento sarà caratterizzato da manifestazioni, presidi, flash mob ed iniziative pubbliche in diverse città italiane, tra cui Niscemi (in piazza Vittorio Emanuele), Pontedera, Cagliari, Vicenza, Augusta-Priolo e Trapani.
«L’iniziativa nasce – spiegano in una nota i promotori del Movimento No Muos – dal confronto tra movimenti e comitati impegnati contro le basi militari, le servitù belliche, le grandi opere funzionali alla logistica di guerra e i processi di militarizzazione che incidono sempre più profondamente sulla vita quotidiana, sull’ambiente e sugli spazi democratici. La mobilitazione intende portare all’attenzione pubblica il ruolo strategico assunto dall’Italia nelle politiche militari e nei dispositivi della Nato, attraverso basi operative, porti, hub logistici, sistemi di telecomunicazione militare, poligoni ed industrie collegate alla produzione bellica».
Per gli organizzatori, questa militarizzazione dilagante, legata alla presenza di infrastrutture militari, produce effetti economici, sociali ed ambientali devastanti, quali il consumo del suolo, l’inquinamento, la sottrazione di risorse ai servizi pubblici, la trasformazione delle economie locali e il restringimento degli spazi democratici.













