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Niscemi, viaggio nel quartiere «fantasma». Palazzine si sbriciolano, città in ginocchio


di Alberto Drago

Niscemi, viaggio nel quartiere «fantasma». Palazzine si sbriciolano, città in ginocchio
2 Feb 2026

Un sabato spettrale, offuscato dalla nebbia e da un cielo coperto di nuvole grigie. Una città col cuore in gola, messa in ginocchio e a dura prova da una frana devastante che continua a muoversi sul versante sud. Si muove verso l’abitato, seppur a piccoli passi. Come un nemico invisibile, che sembrava in letargo, otto giorni fa si è risvegliata improvvisamente dalle viscere della collina con furia violentissima. Come se non bastasse, la pioggia caduta prima a dirotto, poi più lenta ma persistente, ha lasciato temere ulteriori cedimenti.
Scendono lacrime, come quelle versate dalle famiglie rimaste senza un tetto. La terribile frana, con un’estensione di oltre quattro chilometri, ha squarciato e fatto crollare le mura delle loro case, rendendole sempre più pericolanti sul ciglio dei costoni sabbiosi. Qui si sono formati ripidi dirupi con impressionanti dislivelli dai 25 ai 50 metri che, purtroppo, continuano a cedere gradualmente.

Proprio ieri è precipitato un intero stabile di tre piani, rimasto per cinque giorni in bilico sul baratro: un volo impressionante di 50 metri nel vuoto. Nella notte, il terribile schianto al suolo ha ridotto il palazzo a un ammasso di calcinacci, sollevando una fittissima nuvola di polvere. Uno scenario triste e apocalittico. Dello stabile crollato sono rimasti sospesi solo pochi interni: si notano una credenza, alcuni giochi per bambini, la cucina e un forno a microonde. Erano le case di chi, per dare un tetto dignitoso alla propria famiglia, aveva costruito con fatica, sudore, innumerevoli rinunce e sacrifici.
Intanto nella zona off-limits, entro i 150 metri dalla linea di frana, gli sfollati accompagnati dai Vigili del Fuoco continuano – laddove possibile – a recuperare indumenti, coperte, album fotografici e ricordi cari. Alcuni, uscendo dal portone con borse e valigie, si voltano più volte a guardare le proprie abitazioni come a non volerle lasciare, con gli occhi arrossati e i nodi alla gola.

Restano 1.600 gli sfollati all’interno della zona rossa provvisoria; un’area che potrebbe allungarsi qualora il fronte dovesse arretrare ancora verso il centro abitato. In molti si sono trasferiti nelle case di campagna, altri sono ospiti di familiari. Solo 300 persone si sono registrate per usufruire dell’accoglienza al Palazzetto dello Sport “Pio La Torre”, disposta dal Sindaco e dalla Protezione Civile. Di queste, nessuna pernotta effettivamente sulle brandine, preferendo trascorrere la notte da parenti e amici, pur lasciando sul posto valigie e indumenti. Altri ancora sono ospitati presso la casa di riposo.
Intanto, i numerosi agricoltori che coltivano carciofi nella Piana di Gela – e che a causa delle SP 10 e 12 danneggiate e interdette al traffico si trovano isolati – chiedono che la strada di Costa Fredda venga messa in sicurezza. Gli agricoltori percorrono giornalmente questa bretella di un chilometro, già asfaltata, che secondo loro andrebbe resa più agibile per raggiungere la SP 12 Passo Cerasaro e lo scorrimento veloce Gela-Catania. Tuttavia, il terreno che costeggia la discesa necessiterebbe di una bonifica urgente: l’area è attualmente inquinata da una grossa discarica di vasche in eternit rotte e scheggiate.


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.