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Niscemi, l’incubo torna negli occhi di Cristina. «Nel 1997 la frana portò via la nostra casa»


di Alberto Drago

Niscemi, l’incubo torna negli occhi di Cristina. «Nel 1997 la frana portò via la nostra casa»
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6 Feb 2026

«La frana non porta via solo un edificio, ma anche la fiducia nelle istituzioni, la serenità e spesso la salute, intesa come equilibrio della vita di una persona». A dirlo è Maria Cristina Disca, pedagogista e componente del direttivo della Pro Loco, che il 12 ottobre 1997 visse sulla propria pelle il dramma del fango. Lo stesso che ora stanno affrontando centinaia di famiglie a causa del secondo smottamento sul versante collinare sud.
«Nel 1997 – afferma – ho perso la casa e in un attimo ho visto svanire i sacrifici di una vita di mio padre; anni di lavoro, rinunce e progetti costruiti mattone dopo mattone. So esattamente cosa significa essere costretti ad abbandonare all’improvviso l’abitazione in preda alla paura, allo smarrimento e al senso di impotenza. La casa è il luogo degli affetti, il punto di riferimento della famiglia e della nostra identità, oltre che un bene materiale. Dopo tanti sacrifici, io e i miei cari siamo riusciti a ricostruirci una vita e ad acquistare una nuova casa grazie ai fondi statali. Ma il percorso è stato lungo e doloroso, non soltanto sotto l’aspetto economico».
«La frana è una tragedia – dice – che lascia ferite profonde sul piano umano, psicologico e sociale. E quello che sta accadendo oggi è un dramma che non doveva ripetersi. Dal 1997 il territorio avrebbe dovuto essere costantemente monitorato, controllato e tutelato. Sarebbe stato necessario valutare per tempo rischi e pericoli, prendendo decisioni responsabili per evitare un secondo dissesto idrogeologico di proporzioni ancora più vaste. Quelle famiglie di allora si ritrovano oggi a vivere lo stesso incubo. Ciò significa che a livello istituzionale qualcosa non ha funzionato ed è giusto dirlo con chiarezza. Chiediamo che si faccia piena luce, che vengano accertate le responsabilità e che si metta al primo posto la sicurezza. Da ora sarà difficile per chi rappresenta i cittadini fare promesse vuote. Le persone hanno bisogno di fatti, tutela concreta e rispetto. Non possiamo più permetterci di essere abbandonati al nostro destino. La mia storia – conclude – dimostra che si può ricominciare, ma certe tragedie non devono più ripetersi. Ed è questo che oggi Niscemi chiede con dignità e fermezza».


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.