logo TODAY 24 Gela
Gela, IT
13°
Mostly Cloudy
Capo dello Stato | ONORIFICENZA

Niscemi, medaglia d’onore alla memoria di Francesco Buccheri, militare deportato durante la seconda guerra mondiale


di Salvatore Federico

Niscemi, medaglia d’onore alla memoria di Francesco Buccheri, militare deportato durante la seconda guerra mondiale
attualità
28 Apr 2021

Conferita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella la Medaglia d’Onore al niscemese Francesco Buccheri, ex sergente maggiore dell’esercito italiano, deportato dai tedeschi in un campo di concentramento della Germania durante la Seconda Guerra Mondiale. A ricevere il prestigioso riconoscimento dalle mani del prefetto Chiara Armenia, a nome del padre, deceduto a Niscemi nel 1991, è stato il figlio del deportato, Gaetano Buccheri, docente in pensione, che aveva presentato l’stanza di concessione del riconoscimento per il proprio genitore. La Medaglia d’Onore viene concessa ai cittadini italiani, militari e civili deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto. Il professor Gaetano Buccheri conserva assai gelosamente foglio matricolare, foto, cartoline della drammatica esperienza fatta dal padre. Il foglio matricolare narra le dure vicissitudini vissute dall’ex sottufficiale nel periodo della deportazione in terra tedesca. Eccone una sintesi fatta dal figlio Gaetano. «Il sergente maggiore Francesco Buccheri – si legge nel documento -, chiamato alle armi alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale il 25/5/1938, ha partecipato con il 56° Reggimento Fanteria “Marche” dal 9/4/1941 al 23/4/1941 alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera Greco-Albanese e dall’1/5/1941 all’8/9/1943 alle operazioni di guerra svoltesi in Balcania (territori ex Jugoslavi).

Il suo Reggimento, che ha svolto compiti di controguerriglia in Jugoslavia, è stato sciolto il 12 settembre 1943, a seguito dell’armistizio firmato da Badoglio e dopo aver resistito agli attacchi tedeschi nella zona di Ragusa (Dalmazia). Proprio qui – prosegue il foglio matricolare -, a Ragusa (fronte croato), lo stesso giorno, il sottufficiale niscemese venne catturato dai tedeschi, deportato in Germania e internato nel campo per prigionieri di guerra denominato Stalag VI C, uno dei nove campi della Regione dell’Emsland (Bassa Sassonia). Successivamente fu rinchiuso nello Stalag VI A, dislocato a Hemer–Westfalia e considerato uno dei più grandi campi di prigionia del Terzo Reich, soprannominato “campo della morte”. Infine è stato internato e sottoposto a lavoro coatto nelle miniere di carbone del Distretto militare di Essen, città della Renania Settentrionale-Westfalia, fino alla sua liberazione da parte delle truppe alleate avvenuta l’8 maggio 1945, dalle quali fu trattenuto. Il 13 agosto 1945 – conclude la nota -, rientrato in Italia, si è presentato al Centro Alloggio di Milano. Il 20 settembre 1945, pervenuto al Distretto militare di Caltanissetta, è stato congedato come prigioniero di guerra a tutti gli effetti. Dopo una lunga prigionia durata venti mesi tornò a dedicarsi alla sua attività di contadino a Niscemi, dove è deceduto il 29 marzo 1991».


Per la famiglia Buccheri, l’onorificenza conferita, anche se postuma, al proprio congiunto ha un valore particolarmente significativo. «Questo 25 Aprile – dichiara Gaetano Buccheri – ha avuto per me, mio fratello Rosario e la mia famiglia un significato particolare. Le istituzioni democratiche e antifasciste hanno riconosciuto, seppure tardivamente, a mio padre Francesco e ai seicentomila Internati Militari Italiani in Germania il merito di aver detto NO alla Repubblica di Salò e al Nazifascismo durante i venti mesi di dura prigionia. Il rifiuto degli Internati Militari Italiani è certamente tra le scelte fondative della Repubblica nata dalla Resistenza e dalle lotte partigiane”.
Alla cerimonia di consegna dell’onorificenza, svoltasi nella ricorrenza del 76° Anniversario della Liberazione presso il Palazzo del Governo di Caltanissetta, erano presenti anche Rosario Buccheri, l’altro figlio del sottufficiale niscemese, il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti e Giuseppe Cammarata, presidente dell’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani. Durante la stessa cerimonia, il prefetto Armenia ha conferito una seconda Medaglia d’Onore in memoria di Carmelo Di Tavi, di Butera, catturato dalle truppe tedesche il 19 settembre 1943 e deportato in Germania fino alla sua liberazione avvenuta il 15 aprile 1945.


Salvatore Federico
Giornalista pubblicista, ex insegnante di scuola primaria, ha collaborato con diverse testate tv, anche nazionali (Rai Due). Da Niscemi scrive per il Giornale di Sicilia di Palermo, testata con la quale collabora dagli anni Ottanta.